Il Gruppo dei Grilli di Foggia in collaborazione con l’ Associazione “Noi Donne di Capitanata” e la Lipu di Foggia, per questa sera hanno organizzato nella Piazzetta a Foggia la proiezione del Film – Documentario “Beautiful Cauntri” sulla disastrosa situazione della “Monnezza Napoletana”. A seguire si terrà una conferenza pubblica con ospite il Giornalista Investigativo Gianni Lannes, che dopo il sequestro della Discarica di Deliceto e l’ arresto del Patron Agecos Rocco Bonassisa, illustrerà le analogie, purtroppo presenti, tra la situazione in Capitanata e quella Campana. Tra l’ altro Lannes ha annunciato che mostrerà una Video Inchiesta inedita. Notizia dell’ ultim’ ora Lannes sarà ospite domenica sera in Piazza a Stornarella. Qui a fianco la locandina della manifestazione odierna.

2 risposte a “Gianni Lannes e “Biutiful Cauntri” stasera in Piazzetta a Foggia”

  1. Avatar maiellaro
    maiellaro

    CERCHERO’ DI FARE CHIAREZZA SULL’AFFARE INCENERITORE PRENDENDO AD ESEMPIO CIO’ CHE STA SUCCEDENDO IN CAMPANIA E PROBABILMENTE SUCCEDERA’ A BREVE IN PROVINCIA DI FOGGIA, NUOVA TERRA DI CONQUISTA DI CHI GESTISCE LA “MONNEZZA”:

    Il trattamento meccanico-biologico dei rifiuti urbani (Mbt) opera sulla frazione talquale che residua da una raccolta differenziata (Rd): separando la parte umida, sfuggita alla raccolta dell’organico, da quella secca (la carta e soprattutto la plastica che non costituisce imballaggio e che non è oggetto di Rd) ed entrambe dal «sottovaglio», frammenti che cadono dai setacci attraverso cui passa il materiale conferito all’impianto.
    La parte umida viene sottoposta a un processo di stabilizzazione analogo al compostaggio, ma più rapido, e dopo la raffinazione che ne elimina le impurità, produce la frazione organica stabilizzata (Fos) usata per coprire discariche e cave dismesse o per risanare suoli contaminati. Le caratteristiche dei due processi sono uguali: se aumenta la Rd dell’organico, una parte crescente dell’impianto Mbt può essere adibita alla produzione di compost di qualità.
    La parte secca, dopo averne sottratto i materiali non combustibili, viene imballata per alimentare gli inceneritori; oppure, addizionata con materiali con maggiore potere calorifico inferiore (Pci), soprattutto pneumatici fuori uso, diventa Cdr, che vuol dire combustibile derivato dai rifiuti, che può in parte sostituire carbone e petrolio in impianti dotati di adeguati filtri delle emissioni (cementifici, centrali termoelettriche, fornaci, impianti siderurgici); oppure può venir gassificato e sostituire il gas naturale in centrali a turbogas; o addirittura venir utilizzato come combustibile nelle navi. L’aumento del prezzo del petrolio ha reso questo combustibile molto attraente. In discarica finisce solo il sottovaglio.
    Gli impianti Mbt recuperano pertanto sia l’energia dei materiali (che l’inceneritore sfrutta solo al 20%), sia quella impiegata per produrli che l’inceneritore invece distrugge. Ma si può ancora estrarre dalla frazione secca molta carta e plastica riciclabile. Impianti particolarmente innovativi, come quello di Vedelago (Tv), consentono un recupero integrale di tutta la frazione indifferenziata: l’ultimo residuo, adeguatamente trattato, viene infatti utilizzato come carica inerte nella produzione di manufatti in cemento.
    In Italia gli impianti Mbt sono numerosi. Ma nessuna regione ne ha una dotazione paragonabile a quella della Campania. I cosiddetti Cdr sono infatti impianti Mbt concepiti per lavorare rifiuto talquale ai due stadi iniziali: stabilizzazione dell’umido e imballaggio del residuo combustibile; ma potrebbero facilmente essere potenziati per portare a termine il recupero «a freddo» (cioè senza combustione) di tutti i rifiuti conferiti.
    Sono di costruzione recente; sono costati 270 milioni di euro e, a differenza dell’inceneritore di Acerra, che è un progetto di quarant’anni fa ancora fermo per difetti di progettazione, i Cdr sono impianti moderni e Impiegavano 550 lavoratori metalmeccanici, tutti dotati di alta professionalita’.
    Ma allora, se i Cdr campani sono sostanzialmente «buoni»; in grado di lavorare tutti i rifiuti urbani della regione, se per i materiali che escono dagli impianti esistono sbocchi commerciali convenienti, in termini sia economici (frazione secca) che ambientali (Fos), a che cosa mai è dovuto il disastro della Campania? All’inceneritore.
    Nei piani del gruppo Fibe-Impregilo, che li ha gestiti fino al 2006 e li ha ancora adesso in carico, i Cdr non servivano a trasformare i rifiuti in materiali da vendere o riutilizzare, ma a produrre combustibile per l’inceneritore di Acerra (e per gli altri a venire). Perché, grazie all’incentivo cosiddetto Cip6, che consente di vendere l’energia elettrica prodotta bruciando rifiuti a un prezzo triplo del suo costo di produzione di un impianto termoelettrico (incentivo abolito e poi reintrodotto in barba ai divieti dell’Unione Europea), quegli inceneritori trasformano la merda in oro: quanta più merda, tanto più oro.
    Per questo in Campania non c’era e non c’è convenienza a fare Rd, che sottrae materiale all’inceneritore; né a far lavorare bene i Cdr, che fin dall’inizio sono stati spinti al massimo raddoppiando addirittura i volumi trattati: tanto tutto sarebbe finito in mano a Re Mida l’Inceneritore e, in attesa che entrasse in funzione, sono stati accumulati milioni di «ecoballe» maleodoranti, come fossero tanti barili di petrolio: tanto da usarle come garanzia bancaria dei crediti concessi a Fibe. .Per questo con l’apertura dei Cdr erano state chiuse tutte le discariche, perché niente sfuggisse alla voracità dell’inceneritore e la frazione umida, che non brucia, è stata abbandonata a marcire nei capannoni di lavorazione, infestati da puzza, ratti e insetti con cui gli operai devono lavorare gomito a gomito.
    Ma il vero disastro è arrivato quando alla gestione Fibe è subentrata quella diretta dei commissari. La Fibe sottoponeva i Cdr a una pressione insostenibile per «produrre di più», anche se sempre peggio, ma non dimenticava che gli impianti industriali hanno bisogno di manutenzione e, quindi, di pause, fermo macchine, riparazioni, pezzi di ricambio, imprese esterne specializzate, ecc. I commissari no: per loro i Cdr erano solo discariche per produrre «merdaccia», come emerge dalle intercettazioni dei vertici della Protezione civile.
    Così, chiusi per decreto governativo in attesa degli inceneritori dove bruciare tutto, ecoballe e rifiuti tossici compresi, i Cdr, che insieme alla raccolta differenziata e alle politiche di riduzione, rappresentano la soluzione industriale moderna nella gestione dei rifiuti, si torna alla discarica; anzi alle undici discariche in cui il Dl 90 intende stipare per parecchi anni a venire tutto quello che non si è saputo e voluto sottoporre a trattamento meccanico biologico, pur avendo a disposizione una impiantistica straordinaria per farlo.

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  2. Avatar maiellaro
    maiellaro

    L’ORA DI FINIRLA CON L’IPOCRISIA, GLI INCENERITORI FANNO MALE ALLA SALUTE!

    I più recenti studi lo hanno dimostrato: gli inceneritori fanno male alla salute. I dati pubblicati a marzo 2008 dall’Istituto di Sorveglianza Sanitaria francese emersi da uno studio dove è stata valutata l’esposizione alle diossine su oltre 135.000 casi di cancro insorti nellepopolazioni residenti in prossimità di 16 inceneritori (i risultati preliminari erano già stati presentati nel 2006) evidenziano una aumento dal +6% al +23% di linfomi e sarcomi del mieloma multiplo nei maschi e aumento di tutti i tumori nelle donne. Rimanendo in Italia, da uno studio analogo sui metalli pesanti fatto a Coriano di Forlì è stato evidenziato un aumento di tutti i tumori nelle donne. Nessuna persona di buon senso può più negare che dagli inceneritori escano veleni estremamente nocivi per la salute e per l’ambiente. Dai risultati delle analisi Arpa sulle emissioni dell’inceneritore di Montale, pubblicati lo scorso aprile sul sito della Provincia di Pistoia, risulta che a fronte di 0,0024 nanogrammi per metro cubo di diossine abbiamo la bellezza di 27,2 Ng/Nm3 di PCB ovvero sostanze simili alla diossina tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità prevede che alcuni di essi siano considerati come le diossine. Inoltre in base analisi effettuate dal servizio veterinario ASL di Pistoia risulta che in almeno due campioni su alimenti sono stati riscontrati livelli di diossina superiori ai limiti previsti dalla legge (Regolamento della C.E. – n. 199/2006), così come è accaduto in Campania per le mozzarelle di bufala e a Brescia per il latte. Con questi dati, si impone per legge, anche se con inammissibile ritardo, l’emissione di una ordinanza di divieto al consumo e alla commercializzazione di tutti gli alimenti prodotti nella zona interessata dalla ricaduta degli inquinanti provenienti dall’inceneritore di Montale. I danni economici del danno ambientale, per il principio del “chi inquina paga” non dovranno ricadere sui produttori locali, già danneggiati nella loro salute, nei confronti dei quali devono essere invece previsti risarcimenti ai sensi dell’art. 20 del Dlgs 133/2005. Quindi a pagare dovranno essere gli inquinatori, ovvero i proprietari dell’inceneritore incriminato. L’incenerimento non risolve il “problema” dei rifiuti, infatti almeno il 30% del materiale incenerito deve necessariamente essere trasportato in discarica, il restante si espande nell’aria in balia dei venti inquinando fortemente e causando gravi danni alla salute. Con una raccolta differenziata spinta è stato dimostrato che al massimo il 2% del totale dei rifiuti dovrà finire in discarica, il resto verrà riutilizzato ed in questa maniera le amministrazioni comunali otterranno entrate invece che solamente spese; quindi non solo benefici in termini di prevenzione sanitaria, ma anche e addirittura economici. Si deve smettere di fare del terrorismo mediatico con la scusa che senza inceneritori ci ritroveremo come in Campania: con l’incenerimento le nostre discariche si esauriranno molto velocemente, il nostro territorio continuerà a subire gravi danni ambientali e soprattutto la nostra salute continuerà ad essere a rischio. Anche gli amministratori del Comune di Orta Nova devono alzare la voce, chiedo che questo problema ottenga le doverose attenzioni che merita. Basta con la miopia, dobbiamo aprire gli occhi adesso, domani sarà troppo tardi.

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