Da ieri la Fiat Sata di San Nicola di Melfi, ha messo in cassa integrazione quasi 7000 operai per un periodo di 15 giorni, ma l’ incertezza prevale in queste ultime ore sul futuro degli stessi operai, soprattutto per i precari. La crisi coinvolge da vicino proprio il nostro territorio, in virtù della massiccia presenza di nostri concittadini, che presso l’ azienda svolgono le proprie mansioni lavorative. La stessa negli ultimi anni ha costituito un’ importante risorsa per il nostro territorio, privo di aziende, pensiamo ad esempio a quali potrebbero essere le possibilità di sviluppo e di lavoro, che l’ intera area industriale ortese, potrebbe rappresentare, e che purtroppo rappresenta solo in parte, con ad esempio la nuova Zona Pip, che a due anni dalla pubblicazione del bando, rimane una aspettativa disattesa, visto che appena il 30% dei lotti sono stati venduti. Intanto le possibilità di lavoro, sono pressocchè nulle, tanto da costringere intere generazioni ad un triste allontanameno, che rischia negli anni di creare una desetificazione demografica, che preoccupa l’ intero settore economico nonchè sociale. Virgilio Caivano, portavoce del Coordinamento Nazionale dei Piccoli Comuni descrive in queste righe la situazione: ” Settemila lavoratori non sanno quale futuro hanno davanti e la politica tace, anzi si preoccupa solo di salvare le banche e dimentica invece il disagio delle famiglie che non sanno come pagare il mutuo prima casa, la rata dell’auto, per non parlare dei costi quotidiani come energia, acqua, benzina, pane, ecc.. diventati ormai un lusso per pochi. Da ieri mattina per molte persone dal lavoro precario si è chiusa ogni speranza di trovare una benchè minima occupazione e la desertificazione demografica delle nostre comunità diventa ormai inarrestabile”. Già la politica tace oppure pensa a discolparsi dalla possibilità che questa crisi possa essere addossata verso una qualsiasi forza politica o amministrativa, perlomeno speriamo che alla fine non si arrivi al paradosso, che deresponsabilizzandosi si arrivi alla conclusione che la colpa è dei lavoratori, che perdono il posto di lavoro.

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