Il PD di Orta Nova torna all’ attacco sulla questione derivati, e lo fa in una nota diffusa sul proprio sito www.pdortanova.it : ‘Era il 2001 quando il governo Berlusconi permise agli enti locali di accedere all’attività di scambio del debito, denominata swap.Prima i Comuni che avevano necessità di liquidità per coprire, ad esempio, le spese relative ad opere pubbliche, ricorrevano alla Cassa Depositi e Prestiti, per contrarre mutui a tasso fisso di interesse. Nel 2001 la finanziaria consentì alle banche di proporre ai Comuni operazioni, di “ristrutturazione del debito”: la banca si impegnava a pagare alla Cassa Depositi e Prestiti le rate a tasso fisso del mutuo contratto dal Comune e quest’ultimo si obbligava a pagare alla banca interessi a tasso variabile (vale a dire quello legato all’euribor, che è il termometro del mercato finanziario), con la speranza di guadagnarci.In sintesi, se l’euribor scende – ossia se i mercati finanziari vanno bene – gli interessi da pagare si riducono e il Comune ci guadagna, altrimenti ci perde.
Il Comune di Orta Nova allora (amministrazione Moscarella) decise di partecipare alla festa della finanza creativa e così nel 2001 sottoscrisse un contratto swap con l’Unicredit, di fatto consegnando le sorti dei soldi dei contribuenti a questo genere rischiosissimo di mercato, senza peraltro avere alcuna specifica competenza in materia.Oggi che il mercato finanziario ha rivelato le sue gravissime magagne, con l’euribor che sale le casse comunali hanno visto aumentare a dismisura il loro debito. L’edulcorata prospettiva di ipotetici guadagni si è risolta di fatto in una grigia certezza di ingenti debiti e in una temibile prospettiva di tagli ai già scarsi servizi pubblici per mancanza di denaro.
Di recente il vice-presidente di ANCI Puglia, Fabiano Amati, ha rappresentato il serio rischio del crac finanziario cui andranno incontro numerosi Comuni pugliesi che hanno sottoscritto gli swap (tra cui Orta Nova): dal censimento effettuato è risultato che il 95% dei Comuni pugliesi che hanno sottoscritto gli swap è in perdita. Se non si proverà a definire con l’ABI (Associazione bancaria italiana) le condizioni per trattare collettivamente l’uscita dei Comuni da questi prodotti finanziari il loro fallimento è garantito.
Ad oggi il debito del Comune di Orta Nova da swap dovrebbe ammontare a €. 4.337.463.
A questo punto è legittimo chiedersi: è vero, signor Sindaco? E se sì, domandiamo: perché fu contratto tale debito? Per far fronte a quali esigenze di bilancio? A quanto ammonta oggi questo pauroso debito? A quali risorse economico-finanziarie l’amministrazione sta pensando di attingere per ripianarlo? Ci si sta adoperando per verificare se esiste la possibilità di risolvere il contratto con l’Unicredit?
Si attende risposta documentata e chiara nei contenuti. Non è ammesso il gioco delle tre carte: non siamo a una giostra, né è più il tempo per gravare irresponsabilmente sulle tasche dei contribuenti, già fortemente provati.
Quando i nostri amministratori conclusero il contratto swap con l’Unicredit ebbero cura di sottoscrivere la dichiarazione nella quale si impegnavano a dichiarare la propria specifica competenza in tale materia? (per il regolamento Consob la firma di tale documento era obbligatoria per tutti i Comuni interessati alla conclusione di uno swap)
Se esso esiste, pretendiamo che ci sia mostrato, ne abbiamo diritto, visto che è di soldi nostri che si sta parlando.
Perché mentre il mondo intero si interroga sui possibili rimedi per sanare i guasti che ardite operazioni finanziarie come questa hanno causato, qui ad Orta Nova la “questione swap” resta coperta dal più assoluto silenzio?
Gli esperti finanziari che suggerirono l’opportunità di sottoscrivere il “contratto derivato” perché ora non ci suggeriscono i rimedi per estinguere il debito di 4.337.463,00 che ne è generosamente derivato?
Basterà allo scopo la tassa sul parcheggio o l’apposizione di autovelox cittadini? Sarà sufficiente introitare, senza averne titolo, il canone per le lampade votive cimiteriali? Servirà la retta di €. 550,00 annua richiesta per l’iscrizione all’asilo comunale per ripianare la situazione debitoria del nostro Comune?
Boh! Una fitta cortina fumogena, nonostante Orta Nova non sia Taranto, avvolge la vicenda.
Ci piace ricordare ai nostri amministratori che se per un verso è vero che a loro spetta il governo della città, è altrettanto vero che i cittadini non ne sono ospiti, ma occupanti a pieno titolo e indiscussi titolari del diritto di non vederla affossata, titolari del diritto di non vedere i propri soldi gestiti come se si stesse giocando alla roulette.
Abbiamo bisogno della schietta radicalità di parlare di cose vere, soprattutto quando le scelte della maggioranza fanno sentire le loro pesanti conseguenze sulla vita dei cittadini.
Abbiamo diritto di sapere, sperando che per colmare il nostro attuale deficit di conoscenza non ci raccontino 4.337,463 di bubbole.’
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