
Siamo alle solite. Solite, ovviamente in un paese di illiberali. Il
Partito Democratico esprime seri dubbi sulla correttezza dell’operato dell’amministrazione comunale circa la controversa vicenda dell’appalto sul servizio di illuminazione al cimitero e cosa ottiene in risposta?
Insulti, insulti, insulti, in perfetta sintonia con il passato.
“Sono denigratori, disinformati e partigiani” e ancora “alimentano tensioni”: queste in estrema sintesi le considerazioni politiche (si fa per dire) svolte durante il consiglio comunale del 5 novembre 2009 dal sindaco di Orta Nova, a commento delle dichiarazioni rese dal segretario cittadino del PD a proposito della decisione dell’amministrazione di non fornire per quest’anno il servizio di accensione di crocette, globetti et similia per le lapidi dei defunti, decisione ammantata con il pretesto che tale impossibilità sarebbe da imputare a “lungaggini giudiziarie”. Di fronte all’impossibilità (quella dell’amministrazione comunale) di spiegare ai cittadini le ragioni vere di tale disservizio e della contemporanea assunzione di tre elettricisti, la via di fuga è come al solito quella dell’insulto, pronunciato con il tono grave di chi si sente offeso dalla condotta dell’opposizione, rea soltanto di aver gettato luce su una vicenda del tutto oscura (nonostante si stia parlando di illuminazione) e di aver chiesto chiarimenti volti a diradare il buio fitto che sovrasta Orta Nova, il suo cimitero e i suoi cittadini (ma non solo per la vicenda cimiteriale).
“Denigratori, disinformati e partigiani”: ebbene sì, siamo così. Solo che gli aggettivi usati così generosamente dal nostro sindaco vanno interpretati secondo un significato del tutto differente da quello con cui li ha usati lui e li ha rivolti a noi.
PARTIGIANI, ma non nel senso di avvocati difensori della ditta appaltatrice, bensì nel senso di cittadini che stanno dalla parte dei cittadini e che in quanto tali rivendicano il sacrosanto diritto di veder tutelate le loro ragioni e le loro tasche.
DISINFORMATI, ma non nel senso di non conoscere gli argomenti di cui si parla, bensì nel senso di cittadini stufi di non veder loro spiegata la ragione di certe azioni e/o omissioni di governo e che, esercitando il legittimo diritto di sollevare dubbi, di chiedere chiarimenti sul modo in cui si spende il denaro dei contribuenti, rivendicano il sacrosanto diritto di sapere nell’interesse di tutti.
DENIGRATORI, ma non nel senso di essere avvezzi ad insultare l’avversario politico, bensì nel senso di sottolineare quanto rimarchevole sia l’operato di chi insulta l’altrui intelligenza, mortifica l’altrui diritto di conoscere, sottraendosi sistematicamente alle risposte, che tali sono solo se documentate da documenti e da fatti, non da generici “è giusto così perché lo dico io”. Denigratori sì, ma di condotte amministrative opache e inefficienti.
…ALIMENTANO TENSIONI…. Vero, ma l’unica tensione che pretendiamo di alimentare è quella alla verità, alla conoscenza, alla chiarezza.
Noi formuliamo dubbi, noi facciamo domande (piccoli D’Avanzo crescono) e i nostri amministratori nicchiano, si sottraggono, insultano (piccoli Berlusconi imperversano): bisognerà trovare un “bruno vespa” nostrano, affinché loro si decidano a rispondere. Risposte mai, documenti mai, trasparenza mai. Insomma, cari cittadini ortesi, fidatevi di loro perché ve lo suggeriscono loro. Non fidatevi di noi, perché noi siamo colpevoli del reato di “omessa omologazione al pensiero unico”, quello di chi attualmente governa la nostra città. E nel frattempo, il buio resta e fa il paio con l’offesa, che non è solo quella consumata con certe parole, ma anche e soprattutto quella sistematicamente attuata nei confronti dei cittadini di Orta Nova, dei loro diritti e dei loro interessi, offesa consumata con le mancate o evasive risposte e con le decisioni assunte nelle chiuse stanze secondo criteri a tutti ignoti. Il tutto nella speranza – la loro – che il tempo porti l’oblio e che l’oblio spinga i cittadini a votarli daccapo. Un lifting alle nostre vie, qualche panettone a Natale (e naturalmente, qualche colomba a Pasqua), qualche soggiorno climatico, due pacche sulle spalle, qualche promessa che scadrà a seggi chiusi e questo tornerà ad essere il paese di Bengodi.
Per pochi, ma non per tutti, però.
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