E’ una comunità che non si dà pace quella di Orta Nova. Nessuno in paese riesce a dare una spiegazione, o almeno un possibile movente per un omicidio consumatosi al di fuori degli ambienti criminali. Le indagini per ricostruire le ultime ore di Vincenzo Gaeta, agricoltore 48enne ucciso probabilmente a colpi di vanga la sera di sabato, continuano. La vittima era proprietaria di un’azienda agricola e al momento, la pista più battuta dagli inquirenti è quella di un probabile dissidio nato tra lo stesso Gaeta ed il proprio assassino per questioni legate al lavoro. Subito dopo la scoperta dell’omicidio, gli investigatori hanno interrogato i titolari delle aziende agricole confinanti con quella della vittima, ma nessun dettaglio utile alle indagini pare sia emerso dalle testimonianze dei vicini. Nelle scorse ore sono stati ascoltati anche alcuni cittadini stranieri che Gaeta aveva ingaggiato come braccianti agricoli. In una piccola comunità come quella di Orta Nova, dove tutti conoscono tutti, dove il proprio vicino è spesso un parente, è ovvio che l’indice sia puntato contro chi della comunità non fa parte. Come quel migliaio di cittadini extracomunitari che in questo periodo risiedono, più o meno legalmente, in zona e che altrettanto più o meno legalmente sono impiegati per la raccolta del pomodoro. Ma additare lo straniero è più semplice che ammettere che l’assassino potrebbe essere un membro della propria comunità. Sul luogo del delitto sono evidenti le tracce di una colluttazione, segno che l’agricoltore potrebbe non essere stato colto di sorpresa, ma essere stato ucciso al termine di un litigio. Si cerca l’arma del delitto, forse una vanga o comunque un attrezzo agricolo e si attende l’esito dell’autopsia sul corpo di Gaeta, anche se sembrerebbe chiaro che ad ucciderlo sia stato il colpo alla testa, tanto forte da provocargli la frattura della base cranica.
(Fonte: Teleradioerre.it)

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