Salve. Non è semplice raccontarvi in poche battute tutte le sensazioni che sono andate ad agitare le coscienze dei cittadini di Foggia in questi giorni, dopo i fattacci di martedì caduti su Michele Iula, giornalista dell’Attacco. Proverò comunque a raccogliere insieme a voi le idee, anche se la riflessione sull’accaduto mi riconsegna subito l’evento con tinte molto più fosche di quelle già viste. Evidentemente non sono qui per stabilire una verità giuridica sulle circostanze denunciate e già all’attenzione degli inquirenti. Per questo c’è la legge a dover definire i termini esatti di una questione sicuramente molto, troppo delicata perchè ha toccato la dignità di tutti. Chi amministra la giustizia dovrà però chiarire se il dottor Antonio di Biase, amministratore unico di Sanitàservice, si è reso colpevole di una aggressione in piena regola ai danni di un giornalista, reo di aver raccontato la cronaca che in qualche maniera poteva riguardarlo, questo il punto. Personalmente nutro la ragionevole convinzione che Iula abbia raccontato la verità. Non lo dico per spirito di parte nè per essere un benpensante, ma semplicemente per aver visto oculis il volto spaventato e in parte tumefatto di questo giovane collega solo pochi istanti dopo l’evento. Ero lì da pochi minuti, atteso in redazione per un forum sulla cultura: mi sono invece imbattuto in un contesto da brivido, triste e doloroso da descrivere perchè davvero il clima della paura dominava la scena. Immaginate per un momento la redazione di un giornale nel cuore del suo lavoro quotidiano, presa d’assalto da un amministratore pubblico spalleggiato da non meglio precisati figuri, impegnati in una spedizione punitiva per dare una lezione a chi pratica d’informazione. Il quadro d’insieme è più o meno questo, altrochè! Io non conosco questo dottor di Biase e non desidero approfondirne la conoscenza. Conosco bene invece Michele Iula che tra pochi giorni compirà 27 anni. Un giornalista bravo, serio, che ha imparato a stare sulla cronaca, lavoro non facile. Una persona a modo, semplice e colta al tempo stesso, che ha scelto di fare questo mestiere perchè la cittadinanza attiva gli scorre nelle vene. Penso che mai come questa volta gli inquirenti possano disporre di un quadro indiziario completo ed esauriente per stabilire la verità dei fatti di fronte alla legge. Ci sono le registrazioni delle minacce, i filmati del raid, le testimonianze di persone che per nessun motivo possono essere sospettate di partigianeria, perchè erano lì per caso, come la Digos ha del resto già constatato. Queste parole per dire che adesso serve giustizia, è necessario cioè che i giudici confermino l’esistenza dello stato di diritto in questa nostra terra e si pronuncino secundum alligata et probata, nulla di più, perchè la verità prevalga, altrimenti questa città è destinata a non andare da nessuna parte. Non si tratta quindi di rendere solidarietà a buon mercato, attenzione! Voglio dirlo nel momento in cui gli apparati più sani della nostra comunità hanno celebrato la Giornata della Legalità nel ricordo di Francesco Marcone, ucciso sedici anni fa senza che siano mai stati individuati la mano omicida e i mandanti. Voglio dirlo mentre il Procuratore Capo della Repubblica Vincenzo Russo chiama, ancora una volta, la città ad uno scatto d’orgoglio per restituirle una normalità smarrita ed estirpare il gene della rassegnazione che divampa tra l’inerzia dei sistemi pubblici e l’illegalità più o meno diffusa. Dunque la verità, perchè qui vedete non si tratta solo di stabilire colpe sin troppo evidenti della politica che non riesce a presidiare la democrazia, quanto rimettere una regola civile nella nostra convivenza. L’Attacco è un giornale che ha scelto di stare in prima linea, con un linguaggio anche provocatorio, a volte eccessivamente duro, lo dico e sarebbe miope non ammetterlo. Ma è questa la linea del giornale di Piero Paciello, lontana anni luce dall’informazione patinata, che manca del cuore della denuncia pubblica. Un giornale di servizio civico, scomodo da reggere ma utile da leggere perchè mette sempre il naso nelle cose, un giornale a volte indiscreto, che entrerà pure in maniera selvatica nelle questioni, ma certo un giornale lontano dal pensiero della resa verso i poteri forti. D’altro canto questo è un mestiere maschio, non serve la causa se lo si esercita da signorinelle. Probabilmente anche quella voce strillata dell’Attacco meriterebbe una diversa attenzione per le denunce che mette in piena luce, che ne dite? Io non ho memoria di un episodio cosi grave da queste parti. E mi spiace anche dover constatare la scarsa attenzione di certa politica nel denunciare questi fatti. Ho rivisto il solito teatrino con troppi silenzi carichi di sospetto, per effetto dei quali farsi i fatti propri conviene di più. Qualche giorno fa il Procuratore Capo della Repubblica invitò i media ad alzare l’attenzione. La risposta, la prima risposta l’ha avuta Michele Iula in pieno volto, alla faccia del Procuratore. Ho saputo che l’assessore regionale alla sanità Tommaso Fiore ha disposto un’inchiesta sull’accaduto. Poca roba, assessore. Ci penserà la Procura, stia tranquillo. Deve sapere che qui da noi in Capitanata la gente per bene che è la maggioranza delle persone, non si farà mettere i piedi sulla testa. Ha detto bene Vendola, se lo ha detto veramente: la storia di Michele Iula è destinata a diventare un caso nazionale. Sicuramente Presidente, almeno sino a quando i colpevoli non avranno pagato e non avremo capito chi muove le fila della cultura della viltà. In una parola, serve ora sapere da che parte stiamo nel momento in cui vanno ad oscurarsi i contorni della civiltà perchè interviene la protervia e l’arroganza. Brecht diceva che solo la violenza può servire dove regna la violenza e solo uomini, dove ci sono uomini, possono dare aiuto. Ci sono questi uomini? E se ci sono, cosa fanno per proteggerci da un nuovo medioevo?

Micky De Finis (dalla trasmissione di Teleradioerre, Venti ed Eventi)

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.