La critica infondata si dimostra ancora una volta il male intrinseco e contrassegnante della politica ortese. Questa volta la questione dibattuta, che nelle scorse settimane smaniava sui giornali e sui blog, è quella relativa al servizio di portineria del palazzo Ex-Gesuitico di Orta Nova, struttura che ospita attualmente i locali dell’Unione dei 5 Reali Siti, i Bollenti Spiriti, la Biblioteca Comunale ed altre associazioni. Infatti, con una recente delibera comunale (n.153), l’Amministrazione Calvio, cercando di fronteggiare la situazione deficitaria dovuta alla crisi che attanaglia gli enti locali, ha soppresso tale servizio di portineria giustificando l’avvenuto con toni che rimandano alla più spudorata propaganda elettorale. Tale servizio era stato introdotto dalla precedente amministrazione Moscarella, che si accollava un’ulteriore spesa di 30.800 euro per ogni anno, pari a 2.500 euro al mese; lo stesso è gestito dalla Cooperativa San Francesco D’Assisi che ha in appalto anche altri servizi come quelli cimiteriali e quelli di cura del verde pubblico. Il dato scioccante, però – a detta dei critici più spudorati – «è che questo servizio di portineria non è mai esistito, che sono stati versati circa 100.000 euro in 3 anni, e il portiere del Palazzo ex Gesuitico non si è mai visto in circolazione». Giusto quindi recidere qualcosa che non esiste e fin qui Iustitia facta est. Nel tripudio di giustizialismo però interviene la stessa Cooperativa San Francesco che attraverso un comunicato ufficiale chiosa il reale utilizzo di questo denaro pubblico: «l’Amministrazione Comunale [Moscarella] – si legge – ha ritenuto opportuno, per esigenze impellenti e organizzative, utilizzare i propri dipendenti comunali per servizi di portineria destinando le nostre unità lavorative [predisposte precedentemente a tale servizio] nei servizi di pulizia e generali». In sintesi questa mensilità di 2.500 euro sarebbe stata utilizzata per sopperire a esigenze relative alle altre attività della cooperativa in materia di gestione del verde e servizi cimiteriali (prodotti, macchinari, personale aggiuntivo). Cosa ne fu allora della portineria? Dopo la chiusura dell’asilo comunale, un’operatrice scolastica rimase senza lavoro, perciò si penso di impiegarla come portinaia del palazzo storico ortese, ragione per la quale i fondi, destinati a tale servizio tramite la cooperativa, furono dirottati verso altre impellenze. Una situazione per la quale sembra giusto affermare che dove comincia la critica cessa di vivere la creatività.
dal Megafono di Francesco Gasbarro

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