Un convegno per la presentazione del libro ‘La Mafia innominabile’ del dott. Domenico Seccia si terrà nella Masseria Ex Gesuitica di Orta Nova questa sera alle 19:00. Domenico Seccia, nato a Barletta nel 1959, è stato Sostituto Procuratore a Bari, dove nel 2003 è entrato a far parte della Direzione Distrettuale Antimafia. Attualmente ricopre l’incarico di Procuratore della Repubblica di Lucera. E’ autore di numerosi articoli, saggi su argomenti giuridici apparsi su riviste specializzate e di alcune monografie in tema di diritto penale dell’economia.

Comunicato Stampa Ass. “I Cinque Reali Siti”

3 risposte a “‘La Mafia innominabile’: presentazione stasera a Orta Nova”

  1. Avatar indignato
    indignato

    nel territorio dei 5 Reali Siti, le persone si ammalano di cancro e sovente muoiono sempre più rapidamente nella disattenzione generale delle autorità.
    http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2012/04/rifiuti-in-campagna-e-veleni-tavola.html

    2.736,34 tonnellate di fanghi industriali iniettati su oltre 30 ettari di suolo agrario coltivato a frumento.

    nella zona sono stati interrati rifiuti radioattivi.

    Pomodoro concentrato cinese venduto come prodotto made in Italy.

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  2. Avatar Mo Avast
    Mo Avast

    La vera Mafia quella invisibile cosidetta dal colletti bianchi non alberga tra i nostri residenti ma tra funzionari Istituzionali provinciali e Ministeriali collusi e senza scrupoli di sorta . confondere la manovalanza delinquenziale locale per Mafia e un gravissimo errore sia Politico che Istituzionale. Il segreto per combattere queste devianze sono due cose semplici : Ridistribbuire le opportunità di crescita sociale ed economiche e pene certe e sostanziose legate al lavoro nelle carceri

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  3. Avatar antoniostaffiero
    antoniostaffiero

    Strumenti di riflessione per la lettura consapevole del libro del procuratore Seccia, su cui credo debba avviarsi un vero dibattito culturale! Non siamo bambini!
    La questione sociale e politica alla base della criminalità meridionale. I pilastri o i binari entro cui è opportuno che si muova il cervello nell’esaminare l’argomento.
    « Che esista una questione meridionale, nel significato economico e politico della parola, nessuno più mette in dubbio. C’è fra il nord e il sud della penisola una grande sproporzione nel campo delle attività umane, nella intensità della vita collettiva, nella misura e nel genere della produzione, e, quindi, per gl’intimi legami che corrono tra il benessere e l’anima di un popolo, anche una profonda diversità fra le consuetudini, le tradizioni, il mondo intellettuale e morale. »
    (Giustino Fortunato)

    E intorno a noi il timore e la complicità di un popolo. Quel popolo che disprezzato da regi funzionari ed infidi piemontesi sentiva forte sulla pelle che a noi era negato ogni diritto, anche la dignità di uomini. E chi poteva vendicarli se non noi, accomunati dallo stesso destino? Cafoni anche noi, non più disposti a chinare il capo. Calpestati, come l’erba dagli zoccoli dei cavalli, calpestati ci vendicammo. Molti, molti si illusero di poterci usare per le rivoluzioni. Le loro rivoluzioni. Ma libertà non è cambiare padrone. Non è parola vana ed astratta. È dire senza timore, È MIO, e sentire forte il possesso di qualcosa, a cominciare dall’anima. È vivere di ciò che si ama. Vento forte ed impetuoso, in ogni generazione rinasce. Così è stato, e così sempre sarà… »
    (Carmine Crocco)

    « Finora avemmo i briganti ora abbiamo il brigantaggio, e tra l’una e l’altra parola corre grande divario. Vi hanno briganti quando il popolo non li ajuta, quando si ruba per vivere e morire con la pancia piena; e vi ha il brigantaggio quando la causa del brigante è la causa del popolo, allorquando questo lo ajuta, gli assicura gli assalti, la ritirata, il furto e ne divide i guadagni. Ora noi siamo nella condizione del brigantaggio. »
    (Vincenzo Padula)

    « Il brigantaggio diventa la protesta selvaggia e brutale della miseria contro secolari ingiustizie, congiunta ad altri mali che la infausta signorìa dei Borboni creò e ha lasciati nelle province napoletane: l’ignoranza, la superstizione e segnatamente, la mancanza assoluta di fede nelle leggi e nella giustizia. »
    (Giuseppe Massari)

    « Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto male, nonostante ciò non rifarei oggi la via dell’Italia meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio. »
    (Giuseppe Garibaldi in una lettera ad Adelaide Cairoli, 1868)

    « Lo stato italiano è stato una dittatura feroce , che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti. »
    (Antonio Gramsci in L’Ordine Nuovo, 1920)

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