E’ stato un anno faticoso, duro: decisioni da assumere in nome e per conto di tutti, scelte da compiere che fossero il più possibile rispondenti al bene dei cittadini, gravi difficoltà finanziarie, menzogne da sbugiardare, timore di commettere errori, emergenze da gestire, uffici e personale da organizzare. Tutto questo senza perdere mai di vista il progetto politico, quello che mi ha portata alla candidatura, quel progetto per cui mi avete eletta vostro sindaco. Quel progetto, che io non ho affatto dimenticato e che continua a rappresentare la linea direttrice lungo la quale continuo a camminare e che mi aiuta a superare i momenti di difficoltà, la stanchezza e le maldicenze di qualcuno. E riparto da quello che è accaduto ieri, sabato 26 maggio. Sono andata a un convegno organizzato da Capitanata Rifiuti Zero sulla “raccolta differenziata dei rifiuti”, animata da interesse e dal desiderio di imparare, per importare a Orta Nova buone pratiche civiche e amministrative. E, ferma restando l’utilità del tema affrontato, ho ascoltato l’ennesimo atto di accusa nei confronti del cosiddetto “ceto politico” e delle gravi responsabilità che sono attribuite agli amministratori per il sol fatto di essere amministratori della cosa pubblica. “Se la raccolta differenziata non parte è colpa della classe politica dirigente, la responsabilità è dei politici che sono molto più indietro e sono peggio di chi li ha votati”: questo ho dovuto ascoltare, con profondo rammarico e con una certa riprovazione. E così mi ritrovo ad essere scaraventata nel calderone delle generalizzazioni e degli slogan semplificatori, che tanto sono di moda, ahimè, in questo tempo malato, in cui la pratica della responsabilità personale è diventata così poco diffusa e dare la colpa agli altri – senza distinguere tra chi la merita e chi no – è un vizio spalmato ovunque. E allora, ditemi voi, sono io parte della “Casta”, che con la mia giunta ho rinunciato in questo primo anno di mandato alla mia indennità, lasciando circa 100.000,00 euro? Sono io “Casta”, visto che da quando sono sindaco (e anche prima di diventarlo) combatto ogni giorno una battaglia per l’affermazione delle regole? O è “casta” chi sale su un ambone e si mette a fare proclami, ma nel frattempo lavora per le amministrazioni dietro lautissimi compensi? Sono io casta o è casta chi in soli sei mesi ha percepito dal Comune di Napoli 130.000,00 per un’attività di consulenza? Trovo inaccettabile che un tecnico incaricato dal Comune di Orta Nova per redigere un piano di “raccolta differenziata” (naturalmente, dietro compenso) incontri la giunta e i consiglieri per esporre i risultati del proprio studio e per definire una strategia di attuazione della raccolta differenziata, aggiungendo che è complicata da attuare visto che siamo con la Sia, salvo poi salire su quell’ambone e dire che tutto si può fare e se non si fa è colpa di chi amministra. Non mi piacciono quelli che non hanno il coraggio di dire la verità e che per accattivarsi il consenso della gente raccontano verità a metà, quando va bene, altrimenti vere e proprie menzogne. Non mi piacciono quelli che cavalcano la tigre del momento e non distinguono tra i disonesti, che pure ci sono, e quelli che onestamente fanno tutti i giorni il proprio dovere. Capisco il sentimento di rabbia e di angoscia: il momento è difficile, la crisi gravissima, le difficoltà tante, tantissime. Ma non è con la rabbia che si fanno le riforme: la rabbia va incanalata operosamente e deve tradursi in un’assunzione collettiva di responsabilità, che parta innanzitutto dalla responsabilità personale di ciascuno di noi, nessuno escluso. L’ho detto mille volte: occorre la SOLIDARIETA’ DEL COMPITO, un disegno in cui ciascuno si senta responsabile di quel che accade a tutti e della cura e della tutela dei beni comuni.
Fonte: Iaiasindaco.it

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