Locandina_Convegno_FoibeAppuntamento dedicato alla memoria venerdì pomeriggio alle 19:30 presso la sala consiliare del comune di Stornarella, dove si svolgerà un convegno dal tema “Le voci della memoria: tra la Shoa e le Foibe”. L’evento è organizzato dal Comune di Stornarella, dal settore Creatività e Cultura, dalle scuole della cittadina dei Reali Siti e dall’Unione dei 5 Reali Siti. Interverranno il sindaco di Stornarella Vito Monaco, il consigliere provinciale Massimo Colia, il consigliere comunale con delega alla cultura Arcangelo Colangiuolo, ed il consigliere comunale con delega alla pubblica istruzione Franco Luce, relatore dell’incontro Luca Anziani, modera invece Pasquale Braschi.

Una replica a “Stasera convegno a Stornarella “Le voci della Memoria: tra la Shoa e le Foibe””

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    ulisse10

    Le Foibe : cavità naturali tipiche dell’Istria e del Carso.

    Dopo l’8 settembre 1943, i Tedeschi occuparono i capoluoghi Trieste, Pola e Fiume , mentre dovettero trascurare l’entroterra dell’Istria. In alcune località affluirono precipitosamente le formazioni partigiane iugoslave e ovunque vennero instaurati poteri popolari. ****Cominciarono così gli arresti di gerarchi locali, rappresentanti dello Stato dal Podestà ai Carabinieri agli ufficiali postali: si colpiva chi era stato coinvolto nella Amministrazione italiana fascista, odiata per le prevaricazioni, il fiscalismo, la politica di italianizzazione forzata.
    Sorte analoga toccò ai possidenti italiani, a dirigenti, a dipendenti d’industrie e a tutte le figure più significative delle comunità italiane.
    Nella cittadina istriana di Pisino fu creato un tribunale rivoluzionario e nel castello venne concentrata la maggior parte degli arrestati; molti furono condannati e uccisi nel corso del mese di settembre, altri il mese successivo quando, durante una controffensiva tedesca, le autorità popolari decisero di liberarsi di pericolosi testimoni. Nella maggior parte dei casi i corpi dei fucilati vennero gettati nelle foibe, altri in mare; talvolta negli abissi vennero gettate persone ancora vive.
    ****Nella primavera del 1945 centinaia di militari della R.S.I. fatti prigionieri dai soldati di Tito furono passati per le armi; migliaia d’altri morirono nei campi di prigionia. Fra questi anche le unità della Guardia di Finanza e molti membri della guardia civica: Corpi che largamente infiltrati dal C.L.N. ( Comitato liberazione Nazionale Italiano ), non avevano mai partecipato ad azioni anti partigiane iugoslave e avevano anzi preso parte all’ insurrezione contro i Tedeschi.
    ****La repressione intendeva dunque liquidare qualsiasi forma di potere non inquadrato nell’ armata iugoslava. Le autorità iugoslave insediatesi a Trieste e Gorizia diedero poi il via ad un’ondata di arresti che seminò il panico tra gli Italiani. Parte degli arresti fu eliminata subito, i più vennero deportati e morirono in prigionia: membri dell’apparato repressivo nazifascista ( fra i quali gli aguzzini dell’ispettorato speciale di pubblica sicurezza per la Venezia Giulia ) ma anche partigiani italiani che non accettavano l’egemonia del movimento di liberazione iugoslavo, ed esponenti del C.L.N. giuliano, assieme a Sloveni anticomunisti e a comuni cittadini di etnia o di simpatie italiane.
    ****A Fiume furono perseguitati anche gli autonomisti seguaci del movimento guidato da Riccardo Zanella, che nel dopoguerra si era opposto a G. D’Annunzio e aveva cercato di dare vita a uno Stato libero, poi abbattuto dai fascisti.
    ****A parte i casi evidenti di giustizia sommaria, sia gli arresti avvenuti sulla base di liste di proscrizione predisposte dalla polizia politica partigiana Slava; sia le eliminazioni non avvennero tanto sulla base delle responsabilità personali quanto su quella della mera appartenenza nazionale.
    **** Intorno ai numeri delle vittime si è sviluppata nel tempo la polemica.
    Sulla base delle esumazioni, il numero di coloro che vennero gettati ( spesso ancora vivi ) nelle foibe ammonta a circa un migliaio; proiezione basata su vari criteri stimano le vittime in alcune migliaia. Molto più alto è il numero degli scomparsi durante la prigionia: i calcoli, che abbracciano anche Fiume e la Dalmazia , parlano di circa 10.000 morti, considerato anche le vittime di guerra in genere, ma anche qui ci sono stime più elevate.
    Coloro che dopo la guerra abbandonarono i territori passati sotto la sovranità Iugoslava furono tra i 200.000 e i 300.000.
    Aggiungo: ( la fonte: Centro Editoriale Nazionale – Roma ).
    Grande responsabilità va attribuita al C.L.N.A.I. ( Comitato liberazione nazionale alta Italia ).
    Il 30/Novembre/1943 il “ Consiglio antifascista di liberazione nazionale jugoslavo Ivan Ribar e Rodoljub Kolakovic emana un decreto di annessione in forma unilaterale del litorale sloveno, della Slovenia veneta, dell’Istria e delle isole adriatiche croate alla Jugoslavia, cioè Trieste, il Friuli, l’Istria, Fiume e Zara.
    ***** Il partito comunista italiano stipulò un accordo, ottenendo dagli jugoslavi il riconoscimento alla costituzione “ sul territorio del litorale sloveno “ della brigata d’assalto Garibaldi – Trieste che partecipò attivamente alla repressione.
    Il manifesto del C.L.N.A.I. così si rivolge agli italiani della Venezia –Giulia
    “ Il vostro dovere è quello di arruolarvi nelle formazioni italiane che si sono già costituite e operano valorosamente in collaborazione con le truppe al comando del maresciallo Tito per combattere la comune lotta di liberazione.
    Il manifesto del C.L.N.A.I. giunse a Trieste ai primi di luglio e non fu accolto con grande entusiasmo, neppure da parte dei membri del locale comitato di liberazione nazionale di origine italiana, molti di loro, dissentendo, saranno nel lungo elenco delle vittime del massacro.

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