
Cala oggi il sipario in piazza XX settembre. Oggi l’ultima riunione del Consiglio e l’ultima riunione della Giunta, poi a casa tutti gli esponenti politici. Non chiude e non si rinnova, ma sopravvive. Il governo Monti ha sospeso le Province in un limbo soporifero: non le ha soppresse, non le ha accorpate, non le ha rilanciate. Le ha lasciate lì, tra le cose da fare ma senza urgenza. Ha solo deciso che non ci saranno più le elezioni per il rinnovo del Consiglio e l’elezione del Presidente. Se non saranno cancellate – come ha invece dichiarato il nuovo Premier Enrico Letta nel suo discorso di insediamento alla Camera – saranno trasformate in enti di secondo livello, con un consiglio provinciale eletto dai consigli comunali. Nel frattempo tutto sarà affidato ai dirigenti. Le province, infatti, ancora non chiudono, ed hanno competenze e dipendenti. Toccherà ai dirigenti mandare avanti l’attività, coordinati da un commissario, nominato dal ministero dell’Interno. A Foggia la nomina dovrà arrivare entro 24/48 ore. Non sarà Pepe che, chiusa l’esperienza parlamentare e provinciale, si è tirato fuori da qualunque incarico pubblico. Fallito, a quanto pare, il tentativo di consegnare la gestione commissariale alla vice presidente Billa Consiglio, boicottata dal fuoco amico del Pdl e dai siluri dall’opposizione. Ma un commissario dovrà essere nominato. Un paio di assessori della Giunta Pepe– si dice nei corridoi di Palazzo Dogana – avrebbero già fatto pressioni sul neo ministro dell’Interno Angelino Alfano per ottenere la nomina. Finisce così, tra veti incrociati, lotte intestine e carrierismi esasperati, la storia dell’Ente Provincia di Foggia.
Fonte: Teleradioerre.it

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