
Ricettazione, ricerche archeologiche non autorizzate e impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato. Con queste accuse i Carabinieri hanno eseguito 21 decreti di perquisizione emessi della Procura della Repubblica di Foggia. Le persone coinvolte, tutte della provincia di Foggia, ad eccezione di quattro campani, eseguivano ricerche archeologiche senza alcuna autorizzazione da parte della Soprintendenza, per trovare reperti da rivendere sul mercato clandestino. Gli scavi, da quanto è stato accertato, erano eseguiti con metodi approssimativi e senza criterio scientifico, danneggiando molte volte le strutture rinvenute. Il valore dei beni recuperati – 548 reperti – si aggira intorno ai cento mila euro, fra olle, brocche, reperti fossili e monete. L’indagine, condotta dal Nucleo tutela patrimonio culturale di Bari, specializzato in questo tipo di reati, è nata dalle continue segnalazioni di scavi clandestini giunte nell’ ultimo anno e dall’esigenza di contrastare il fenomeno del trafugamento di importanti reperti archeologici, che sono una testimonianza degli insediamenti del IV e del V secolo a. C. in Puglia e soprattutto nell’area foggiana, culla della cultura dauna. Il cospicuo patrimonio culturale trafugato sarà restituito alla soprintendenza per i Beni Archeologici.

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