Vino
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Egr. Signor Sindaco,

sento il dovere di portare alla Sua attenzione la difficilissima situazione economico-sociale che sembrerebbe stia vivendo la Cantina Sociale di Via Ferrovia in Orta Nova. La Cantina Sociale è stata sempre un motivo di vanto ed orgoglio del nostro territorio, sia nel comparto vitivinicolo, che in quello prettamente commerciale. E’ stato, con dignità, il più significativo esempio di concretizzazione di quel sano associazionismo cooperativo che, dalle sinergie d’insieme, trae il maggiore profitto per ogni singola famiglia appartenente alla compagine sociale. Questo era lo scopo che si erano prefissati nel 1959 i quarantadue soci fondatori, che confidando nelle potenzialità di un territorio a vocazione prevalentemente vinicola, decisero di valorizzare le proprie uve rompendo lo schema monopolizzato della commercializzazione. Ci fu chi non tenne richiuso il proposito solamente nel guscio della sterile speranza, ma fu attivo, intraprendente e lungimirante. Non si trattò di una sola persona, bensì di un gruppo, di un sodalizio, di un insieme determinato di cooperatori, pronto a sfidare le difficoltà per il benessere proprio, dei propri cari, del proprio territorio. Da quel felice intuito, i soci sono aumentati in maniera significativa, e con essi i conferimenti, le nicchie di mercato, la quantità e la qualità dei prodotti, nonostante che, per svariati motivi, molti soci abbiano riconvertito le proprie vigne a colture diverse. Oggi la Cantina, che commercializza i propri vini sul mercato nazionale ed europeo, può contare sull’apporto e sul contributo di 300 soci, i cui vigneti si estendono per circa 900 ettari nell’agro di Orta Nova. Segnalata come tappa della “Strada dei vini DOC della Daunia”, dal 2003 ha iniziato la produzione dell’Orta Nova Rosso DOC, che si è affiancata a quella della Daunia IGT e del Puglia IGT nelle versioni bianco, rosso e rosato. Il nostro vino, infatti, è legato da sempre alla nostra tradizione contadina. Evoca un mondo genuino, fatto di affetti e rapporti solidali, di solidarietà ed amicizia. Vuoi la crisi economica generale, vuoi fattori contingenti strettamente legati alla gestione, al settore ed al territorio, sta di fatto che, allo stato attuale, sembrerebbe che la Cantina-Cooperativa in parola stia in enormi difficoltà. Parrebbe che si stia verificando un circolo vizioso dal quale occorrerebbe uscire quanto prima: caduta della commercializzazione, consequenziale  carenza di liquidità,  difficoltà di far fronte agli impegni economici per i soci conferenti, diminuzione della materia prima. Ecco che il cerchio si chiude. A lunga andare, se tale situazione dovesse perdurare, si arriverebbe al punto di non ritorno. Il mio timore, e di voci circolanti nella nostra comunità,  è che lo sconforto lasci spazio a decisioni drastiche che, auguriamoci di no, potrebbero portare fino alla richiesta di convocazione di una Assemblea Straordinaria per procedere alla  liquidazione della Cooperativa ovvero di una forma “Societaria di natura privatistica”, tradendo quello spirito cooperativistico e di mutualità originario. Un risultato questo che significherebbe la fine di una realtà alla quale la città non può, e non deve, assolutamente rinunciare: un pilastro socio-economico di Orta Nova, frutto di sacrifici e di lungimiranza, non può essere smantellato e cadere in  mano private. Ne va del futuro di centinaia di aziende agricole, di centinaia di famiglie e dei cosiddetti Stakeholders (i clienti, i fornitori, i finanziatori, i collaboratori, dipendenti, ma anche gruppi di interesse esterni, ecc. …). Per tale motivo, esprimo questo grido di allarme al fine di conoscere se:

 a) codesta Amministrazione sia o meno a conoscenza della situazione su esposta;

b) qualora dovesse trovare rispondenza la denuncia dello scrivente, quali azioni concrete si intendono mettere in atto, a sostegno e tutela della Cantina Sociale di che trattasi, prima che sia troppo tardi.

c) se non è il caso di convocare un Tavolo di confronto con il  C.d.A. della Cantina, delle rappresentanze politiche e sociali, unitamente alla Provincia e alla regione Puglia.

 Sicuro della Sua sensibilità alle problematiche sociali ed economiche della nostra Orta Nova, confido, altresì, nella sua personale attenzione e di tutta l’Amministrazione Comunale.

Sono ovviamente a disposizione per chiarimenti, informazioni e quanto altro potesse essere utile.

Cordiali Saluti.

Francesco Di Corato

11 risposte a “Lettera aperta di Francesco Di Corato al sindaco Calvio sulla situazione della Cantina Sociale di V.le Ferrovia”

  1. Avatar cafagna
    cafagna

    Ecco un signore che vuole fare il consigliere comunale.

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  2. Avatar Compagno.PD
    Compagno.PD

    Francè,
    ad Annese devi scrivere o a Curci, Mannaggia a tej

    Non ti hanno riferito che sono i soli a risolvere ora i problemi del nostro amato Paese?

    Meh re-indirizza la lettera a questi e vedi che qualcosa si risolve.

    Un caro saluto Compagno Francesco.

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  3. Avatar Blog Lavoro Cinque Reali Siti

    Penso sia un bene aiutare questa cantina in difficoltà affinché non venga meno la parte salariale di tutti i suoi lavoratori e delle loro famiglie

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  4. Avatar Leo Lapenna
    Leo Lapenna

    Per compagno pd, sei il solito idiota che dinanzi ad una cosa seria se ne esce con un commento del cavolo, ma quanti anni hai, fai la persona adulta, che le elementari, se le hai fatte, le hai lasciate da un pezzo. Qui si parla di problemi seri, e non di politica, anzi, in queste situazioni maggioranza e minoranza dovrebbero essere compatti per risolvere al meglio una grave situazione che potrebbe comportare la perdita di lavoro per molti tuoi concittadini.

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  5. Avatar Giuseppe Custode

    togliere dal blog risposte che premiano la verità specie se si parla di sangue e sudore pubblico non vi fa onore !!!

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  6. Avatar antonio staffiero
    antonio staffiero

    Caro Franco è deprimente verificare che anche persone come te e un’altro amico che non nomino, facenti parte del pd dalla prima ora, non vengono prese in seria considerazione da chi amministra il Comune di Orta Nova. La tua garbata lettera la condivido nello stile e nella sostanza. La cantina sociale di Orta Nova è da molti anni che versa in condizioni non ottimali: essa è la testimonianza che tutto ciò che è sociale , ad orta Nova, è destinato a morire.La cultura dell’interesse-speculativo privato ha infettato la mostra società in ogni ambito. Secondo me alla direzione della cantina doveva esserci un qualificato dirigente politico che credesse e si impegnasse nella cooperazione , sia mettendoci il prodotto da trasformare sia gli investimenti finanziari che andiamo a lasciare in Banca con quattro lire, e che poi vengono dirottati al nord, e per le anticipazioni ai soci bisognosi si vanno a pagare interessi usurai. Mi auguro che quest tuo invito, sostenuto anche da me possa attivare il Sindaco per un impegno più sostanzioso. Mi chiedo infine perchè sei stato costretto a comunicare in questo modo, perchè nel PD non si discute dei problemi in modo allargato: un grande partito che mira a dirigere con altri il futuro del paese non può chiudersi così; noi abbiamo dato prova e fiducia nel momento in cui ci siamo recati ad designare il futuro leader della coalizione progressista, altri tirano calci e frecce avvelenate per allontanarci dalla partecipazione, con proposte, suggerimenti e critiche. Ci si chiede invece gregarismo politico e personale, giustificandosi che siamo vecchi decrepiti uomini del passato.Che bella modernità! i funerali della politica democratica!

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  7. Avatar murassi
    murassi

    Purtroppo le cantine sociali in Orta Nova, (l’altra De Gasperi non viaggia certo in acque migliori) sono l’esempio di come al sud, le cooperative le società etc… sono impensabili per il ns territorio. Purtroppo siamo buoni lavoratori ma pessimi commercianti. Basta vedere la mela del trentino, l’aceto di modena, il Tavernello, i prodotti della valle degli orti etc. etc. Tutte aziende del nord che spadroneggiano a danno di quelle del sud, dico a danno perchè acquistano dai ns magazzini e dalle ns cantine a pochi euro, per poi rivendere con le proprie etichette quintuplicando il prezzo al consumatore finale. Tornando alle cantine sociali, una cosa è produrre uva un’altra è venderla, spesso e volentieri le amministrazioni sono fatte da produttori quindi agricoltori che masticano poco di marketing non riuscendo e non sapendo promuovere il loro vino a livello nazionale, faccio un esempio e chiedo : quante volte avete partecipato alla fiera di eno-gastronomica di milano o qualche altra parte d’italia per non dire d’Europa ? Avete avuto rappresentanti bravi a promuovere il vs prodotto ? Secondo me no ! Le cantine che io ricordi non hanno mai pubblicizzato i loro vini e sono stati sempre venduti al miglior offerente (in realtà al peggior “col chiappo in ganno”) andandoci a perdere e portando di fatto alla grave situazione attuale.
    Per chi non lo sapesse la cantina funziona in questo modo : il produttore conferisce le uve in base alle proprie quote di socio, non conoscendo in anticipo il prezzo che realizzerà, con l’llusione di guadagnare più di quanto offerto dalle cantine private, puntualmente il prezzo è sempre più basso o nel migliore dei casi uguale alle cantine private, annullando di fatto la convenienza della cantina sociale rispetto alle altre a peggiorare le cose poi è il pagamento in tre tranche, al contrario delle private che pagano in unica soluzione. Altro che Orta Nova ” città del vino “. Ora dopo anni di cattiva amministrazione cosa chiedete al comune ? Magari di aumentare le tasse ai noi cittadini per salvare la cantina? Questo è stato già fatto per limitare i casini con la zona PIP combinati da Moscarella. La morale è questa : i debiti provocati dalle amm.ni comunali sono a carico di tutti noi cittadini mentre quelli provocati dalle amm.ni vinicole sono a carico delle stesse.

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  8. Avatar Murassi

    La mia e’ una conclusione un po’ amara, ma è’ così . Potendo scegliere avrei preferito risanare i debiti della cantina e non certo quelli della vecchia amministrazione fatta di cialtroni e politiche clientelari.

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  9. Avatar
    Anonimo

    Ottima analisi quella di murassi…condivido in pieno. Ad di là dei “segnali stradali”,prima di soccombere definitivamente al degrado generale, dico, che solo l’onestà ci potrà salvare,ognuno nel suo piccolo dovrà fare la sua parte. Spero in una soluzione inteliggente che salvaguardi sia i posti di lavoro che un simbolo di condivisione sociale tanto caro ai nostri padri.

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  10. Avatar GIO'
    GIO’

    Bella questa lettera. Spero si faccia di tutto per salvare la cantina sociale. Più che un’ attività commerciale, un pezzo della nostra identità, e poi il vino è territorio, identificazione…..

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  11. Avatar murassi
    murassi

    grazie anonimo, anche se avrei preferito un contraddittorio di un rappresentante della cantina sociale.

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