
Michele Fanelli atleta maratoneta, è il “Dorando Pietri” nato ad Orta Nova (Foggia) sotto il sole del Tavoliere di Puglia, classe 1906, di modestissime condizioni, la cui storia è poco conosciuta, oggi, quasi dimenticata. Nel 1990 ebbi il piacere e l’onore di proporre e approvare all’unanimità in consiglio comunale l’intitolazione dell’attuale Campo Sportivo di Orta Nova a “MICHELE FANELLI”. Michele Fanelli testardo come ogni contadino che si rispetti, scopre la corsa per necessità. Gli era abituale il percorso a piedi correndo scalzo dal suo paese Orta Nova a Foggia in cerca di lavoro e quell’andirivieni lo maturava quale atleta maratoneta al punto da indurlo a competere in tale specialità in gare provinciali nazionali con ottimi risultati battendo primati nazionali che gli aprono la strada per le Olimpiadi di Los Angeles, dopo i giri di Roma, Milano e alla preolimpica di Venezia. Fanelli inizia la scalata che lo porta alle Olimpiadi un anno prima, con il secondo posto agli italiani di maratona. Lui, resta una testa calda. In paese finisce in carcere per sei giorni. Manganellate e di olio di ricino per non aver aderito al fascismo. Ora, però, il fascismo ha bisogno di lui per l’avventura a cinque cerchi. E chiude un occhio sull’irrequieto contadino. Da allora, fino alla X OLIMPIADI DI LOS ANGELES , dal 30 luglio al 14 agosto 1932 dove si classificò al 13° posto, è un crescendo di soddisfazioni: giro di Roma, giro di Milano, campionato tripolino in Libia sui 18 chilometri, preolimpica di Venezia. Al di là dell’Oceano ci arriva da protagonista. Il viaggio per raggiungere la California è qualcosa di più di una maratona. I 102 azzurri (nessuna donna) si imbarcano a Napoli sul transatlantico Conte Biancamano. Il viaggio dura 15 giorni. Dopo una breve sosta a New York, il gruppo sale di nuovo in treno per attraversare tutto il continente americano. Gara epica, quella della maratona. Da leggenda. Fanelli si prepara al meglio. Ai piedi le scarpette fatte a mano da Nicola il calzolaio del paese (Mastr Nicoul). Una cordicella serve da cintura per i pantaloncini di colore bianco. La maglietta è azzurra. Trentadue gli iscritti in rappresentanza di 18 Paesi, 27 gli atleti alla partenza. Manca il favorito, il finlandese volante Paavo Nurmi: ha ricevuto soldi per gareggiare e lo considerarono un professionista. Inevitabile l’esclusione. Al via l’argentino Juan Carlos Zabala prende subito il comando. Bisogna percorrere due giri e mezzo dello stadio prima di uscire su strada. Michele Fanelli non ci sta. Per lui è una specie di affronto. Al secondo giro di pista è primo, fa l’andatura. Il pubblico si appassiona e applaude. I maratoneti lasciano il Memorial Coliseum. Al primo controllo Fanelli ha 100 metri di ritardo sui primi due atleti. La maratona è una gara tattica in cui dosare sapientemente le energie. Il risultato cronometrico è secondario. Al secondo controllo i metri di distacco diventano 200 ma l’Ortese è in testa al gruppo dei nove inseguitori. Spende troppo, però. E poco alla volta scivola sempre più indietro. Al traguardo arriva 13° in 2h49’09”. Oro e record per l’argentino Zabala (2h31’36”). Si ritira l’altro italiano, Francesco Roccati. Nella riunione post-olimpica di Torino batté tutti i reduci di Los Angeles ad eccezione dell’argentino Juan Carlos Cabala, oro di Los Angeles con 2h31’36” che non prese parte alla gara. Nel 1934 oltre a battere i record italiani stabilì il nuovo primato mondiale delle 25 miglia in 2h 26,10” 8. Al termine degli eventi bellici, riceverà dall’amministrazione comunale di Foggia un riconoscimento al suo valore atletico con l’assegnazione di un posto di lavoro come custode dello stadio “P. Zaccheria”. Negli anni cinquanta abbandonò Foggia per trasferirsi a Torino, la città che – in termini sportivi – lo ha consacrato tra gli immortali, con tutta la sua numerosa famiglia. Chiude gli occhi il 31 dicembre 1989. Fino a quando le gambe lo accompagnano, raggiunge a piedi la fabbrica: 15 chilometri all’andata e 15 chilometri al ritorno.
di Francesco Di Corato da Facebook

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