
Un mese dopo. Sono trascorsi poco più di trenta giorni da quel dies nefastus (31 agosto 2014) in cui mi ha raggiunto la notizia della morte improvvisa di Antonio Massa (1945 – 2014), sottratto prima del tempo all’affetto dei suoi familiari, degli amici tutti e di quanti lo hanno incontrato lungo il loro cammino: solo oggi, però, a fatica vincendo animi concitationem e la mestizia del ricordo, riesco aequo animo a rompere il silenzio causato dall’accumulo emotivo legato alla perdita dell’amico. Ha scelto Antonio di andarsene all’improvviso e in silenzio, insalutato hospite, forse per non turbare la sua consorte, i figli e tutte le persone a lui care; se n’è andato così in punta di piedi, come era nel suo stile, semplice e riservato, lasciando un vuoto incolmabile non solo nella famiglia, ma anche nella città di Ortanova. Non c’è, infatti, chi, frequentandolo anche in maniera fugace, non abbia sperimentato le sue doti di equilibrio e di umanità; non c’è in tutto il comprensorio dei <cinque reali siti> chi abbia da lui ricevuto un rifiuto rispetto ad una richiesta di qualsivoglia natura; non c’è chi possa dire di non aver trovato presso di lui accoglienza o ascolto o risoluzione al suo problema, grazie alla grande disponibilità di Antonio a capire l’<altro>, a mettersi al suo posto, ad interessarsene, forse anche per le sue doti di lealtà e di generosità maturate durante il suo significativo percorso di atleta e di uomo dedito alle attività sportive. Per tutto questo io credo che quanti lo hanno conosciuto a lui debbano molto in termini di arricchimento della propria humanitas (ciceronianamente intesa come apertura verso l’< altro>) e di scambio di sentimenti amicali, ma a lui deve essere riconoscente anche la città di Ortanova, nella quale i segni della presenza di Antonio Massa sono concreti e limpidi come cristalli fermati in una memoria senza tempo. Questa presenza c’è e ci sarà anche in futuro, attraverso i suoi figli che sapranno operare con lo stesso fervore e con la stessa modestia del padre, artefice nella sua città natale di un monumentum aere perennius ( Hor., Carm., III, 30), per dirla con il poeta venosino. Il <monumento più duraturo del bronzo> è il Palazzo degli studi “Padre Pio”, vero e proprio fiore all’occhiello nel panorama scolastico di Ortanova e di tutti i <cinque reali siti>: una struttura maestosa, moderna, all’avanguardia, dotata di tutte le attrezzature e di tutti i laboratori necessari, per fare in modo che l’insegnamento possa essere adeguato ai bisogni formativi delle nuove generazioni, all’interno di un contesto ambientale idoneo a favorire, attraverso l’innovazione tecnologica, l’apprendimento e a motivare gli studenti allo studio, fornendo loro gli strumenti per conoscere le trasformazioni in atto e per interpretare, immaginare, progettare i possibili futuri, futuri poco noti ma sicuramente assai diversi dall’oggi. La sorte, però, non è stata benevola con Antonio, perché gli ha impedito di vedere i risultati del suo impegno sul versante universitario: l’ E-learning center point – Università telematica Pegaso – grazie al suo impegno è oggi una realtà inconfutabile sul territorio dei <cinque reali siti> con le sue facoltà (Ingegneria, Scienze dell’educazione e della formazione, Scienze turistiche, Economia aziendale, Scienze motorie, Scienze pedagogiche, Management dello sport e delle attività motorie, Scienze economiche, Giurisprudenza), con i suoi master e con i suoi corsi di corsi perfezionamento. Ricordo ancora con intensa emozione i giorni della vigilia dell’inaugurazione del polo universitario (maggio 2014), quando mi parlava del suo progetto (in realtà Antonio utilizzava il termine “sogno” nelle nostre conversazioni) di dar vita ad un’istituzione formativa di alto profilo al servizio dei <cinque reali siti>: oggi, ripercorrendo per flash memoriali i frammenti delle nostre discussioni, credo di poter che Antonio Massa sia stato un “imprenditore” davvero illuminato sul terreno dell’istruzione e della formazione, un uomo capace di uscire dalla logica del profitto tout court per trasformarsi in un dinamico agente di cambiamento, oltre che in un attore propositivo dello sviluppo locale. Questo bisogna riconoscerlo, anche se a posteriori, perché Antonio si è mosso sempre e comunque per favorire processi di innalzamento della qualità della vita attraverso la scuola e l’educazione dei giovani. Un’eredità importante, dunque, per le comunità dell’ <Unione dei cinque reali siti> e per chi, come me, crede ancora nella possibilità di dar vita sul territorio ad una coscienza <unionista>.
Aeternum vale, Antonio.
* Alfonso Maria Palomba

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