La Chiesa dell'Altomare di Orta Nova
La Chiesa dell’Altomare di Orta Nova

L’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi in Guerra sezione di Orta Nova, guidata dal presidente Saverio Pandiscia, in collaborazione con la Parrocchia B.V.M. dell’Altomare ha organizzato per questo pomeriggio alle 18:30 una SS Messa, che sarà officiata da Don Donato Allegreti, in memoria delle vittime delle Foibe, la cui ricorrenza ricade martedì prossimo. L’evento religioso è il secondo in ordine di tempo dopo la SS Messa officiata lo scorso 27 Gennaio per le vittime della Shoa, “La memoria e il ricordo”, il tema degli eventi organizzati dall’associazione, sempre attiva per mantenere vivo il ricordo delle grandi tragedie dello scorso secolo.

2 risposte a “Orta Nova, oggi presso la Chiesa dell’Altomare una SS Messa per le vittime delle Foibe”

  1. Avatar Giuseppe Custode
    Giuseppe Custode

    Due straordinarie omelie , una del Parroco Don Donato profonda e realistica che ci ha catapultati sul senso materialistico dei nostri tempi , un’altra del sempre presente meno male che ci sia, il mitico presidente Saverio Pandiscia attento a trasmettere il valore dei ricordi per la formazione delle coscienze delle nuove generazioni……Grazie !!!!

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  2. Avatar Ulisse10
    Ulisse10

    Dedicato alle nuove generazioni, perchè prendano coscienza di avvenimenti che i ” vincitori ” mai faranno conoscere nelle Scuole Italiane!

    Le Foibe : cavità naturali tipiche dell’Istria e del Carso.

    Dopo l’8 settembre 1943, i Tedeschi occuparono i capoluoghi Trieste, Pola e Fiume , mentre dovettero trascurare l’entroterra dell’Istria. In alcune località affluirono precipitosamente le formazioni partigiane iugoslave e ovunque vennero instaurati poteri popolari.
    Cominciarono così gli arresti di gerarchi locali, rappresentanti dello Stato dal
    Podestà ai Carabinieri agli ufficiali postali: si colpiva chi era stato coinvolto nella
    Amministrazione italiana fascista, odiata per le prevaricazioni, il fiscalismo, la politica di italianizzazione forzata.
    Sorte analoga toccò ai possidenti italiani, a dirigenti, a dipendenti d’industrie e a tutte le figure più significative delle comunità italiane.
    Nella cittadina istriana di Pisino fu creato un tribunale rivoluzionario e nel castello venne concentrata la maggior parte degli arrestati; molti furono condannati e uccisi nel corso del mese di settembre, altri il mese successivo quando, durante una controffensiva tedesca, le autorità popolari decisero di liberarsi di pericolosi testimoni. Nella maggior parte dei casi i corpi dei fucilati vennero gettati nelle foibe, altri in mare; talvolta negli abissi vennero gettate persone ancora vive.
    Nella primavera del 1945 centinaia di militari della RSI fatti prigionieri dai soldati di Tito furono passati per le armi; migliaia d’altri morirono nei campi di prigionia. Fra questi anche le unità della Guardia di Finanza e molti membri della guardia civica: Corpi che largamente infiltrati dal CLN ( Comitato liberazione Nazionale Italiano ), non avevano mai partecipato ad azioni antipartigiane iugoslave e avevano anzi preso parte all’insurrezione contro i Tedeschi.
    La repressione intendeva dunque liquidare qualsiasi forma di potere non inquadrato nell’armata iugoslava. Le autorità iugoslave insediatesi a Trieste e Gorizia diedero poi il via ad un’ondata di arresti che seminò il panico tra gli Italiani. Parte degli arresti fu eliminata subito, i più vennero deportati e morirono in prigionia: membri dell’apparato repressivo nazifascista ( fra i quali gli aguzzini dell’ispettorato speciale di pubblica sicurezza per la Venezia Giulia ) ma anche partigiani italiani che non accettavano l’egemonia del movimento di liberazione iugoslavo, ed esponenti del CLN giuliano, assieme a Sloveni anticomunisti e a comuni cittadini di etnia o di simpatie italiane.
    A Fiume furono perseguitati anche gli autonomisti seguaci del movimento guidato da Riccardo Zanella, che nel dopoguerra si era opposto a G. D’Annunzio e aveva cercato di dare vita a uno Stato libero, poi abbattuto dai fascisti.

    A parte i casi evidenti di giustizia sommaria, sia gli arresti avvenuti sulla base di liste di proscrizione predisposte dalla polizia politica partigiana Slava; sia
    le eliminazioni non avvennero tanto sulla base delle responsabilità personali quanto su quella della mera appartenenza nazionale.
    Intorno ai numeri delle vittime si è sviluppata nel tempo la polemica.
    Sulla base delle esumazioni, il numero di coloro che vennero gettati ( spesso ancora vivi ) nelle foibe ammonta a circa un migliaio; proiezione basata su vari criteri stimano le vittime in alcune migliaia. Molto più alto è il numero degli scomparsi durante la prigionia: i calcoli, che abbracciano anche Fiume e la Dalmazia , parlano di circa 10.000 morti, considerato anche le vittime di guerra in genere, ma anche qui ci sono stime più elevate.
    Coloro che dopo la guerra abbandonarono i territori passati sotto la sovranità Iugoslava furono tra i 200.000 e i 300.000.
    Aggiungo: ( la fonte: Centro Editoriale Nazionale – Roma ).
    Grande responsabilità va attribuita al C.L.N.A.I. ( Comitato liberazione nazionale alta Italia ).
    Il 30/Novembre/1943 il “ Consiglio antifascista di liberazione nazionale jugoslavo Ivan Ribar e Rodoljub Kolakovic emana un decreto di annessione in forma unilaterale del litorale sloveno, della Slovenia veneta, dell’Istria e delle isole adriatiche croate alla Jugoslavia, cioè Trieste, il Friuli, l’Istria, Fiume e Zara.
    Il partito comunista italiano stipulò un accordo, ottenendo dagli jugoslavi il riconoscimento alla costituzione “ sul territorio del litorale sloveno “ della brigata d’assalto Garibaldi – Trieste che partecipò attivamente alla repressione.
    Il manifesto del C.L.N.A.I. così si rivolge agli italiani della Venezia –Giulia
    “ Il vostro dovere è quello di arruolarvi nelle formazioni italiane che si sono già costituite e operano valorosamente in collaborazione con le truppe al comando del maresciallo Tito per combattere la comune lotta di liberazione.
    Il manifesto del C.L.N.A.I. giunse a Trieste ai primi di luglio e non fu accolto con grande entusiasmo, neppure da parte dei membri del locale comitato di liberazione nazionale di origine italiana, molti di loro, dissentendo, saranno nel lungo elenco delle vittime del massacro.
    @ LA STORIA: opera realizzata dalla Redazione Grandi Opere di UTET Cultura.
    @ Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara 2007.
    @ UTET SpA, 2007.

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