
Primo Levi nel suo straordinario lavoro “I sommersi e i salvati” ci invita a riflettere sull’importanza di ricercare le cause, i tanti perché che generano situazioni di disagio, di sofferenza e, nel caso dell’autore, di terrore. Lo scrittore, nonché fisico, rinchiuso in un campo di concentramento, ci racconta come in realtà la responsabilità dei nefasti avvenimenti sia anche collettiva, di un popolo incapace di reagire, di pensare e non obbedire alla macchina infernale del totalitarismo: un monito che ricorre in tutti i suoi racconti e che attraversa in una grandiosa drammaticità “Se questo è un uomo”. Riflettere, pensare, reagire alle ingiustizie, sono le virtù e qualità umane che non possiamo perdere, per nessun motivo al mondo. Ogni situazione di sofferenza sociale, di oppressione, di chiusura nelle gabbie delle povertà materiali ed esistenziali non possono rimanere isolate, derubricate dalle nostre agende troppo spesso piene di impegni futili. Le foto che alleghiamo all’articolo sono state scattate in un’abitazione della nostra città. In questo stabile ci vive una famiglia che ogni giorno, oltre che lottare contro la precarietà economica, lotta contro l’umidità che piano piano sfregia l’intonaco, il soffitto e arriva fino all’anima. Non possiamo rimanere in silenzio, c’è bisogno di un grande piano comunale contro le povertà, magari trovando il modo di impiegare i soldi che dovremmo recuperare dal mancato versamento TARSU 2011 (ancora oggi pari a circa 388mila euro). Quel Cristo in croce sotto pezzi di soffitto cadente ci indica che tutti dovremmo preoccuparci delle sofferenze collettive e soprattutto che, come per Cristo la croce è stata una collocazione provvisoria, così per questa famiglia e per quelle che hanno subìto uno sfratto, la loro difficile situazione possa rappresentare una collocazione provvisoria. Che sia Pasqua per tutti, che sia resurrezione civile per tutti.
Buona Pasqua!!!
Comunicato stampa

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