Franco Fazi dinanzi al Barbitonsore
Franco Fazi dinanzi al Barbitonsore

La presenza della barba nel mondo delle arti visive è attestata fin dall’antichità e fa parte a pieno titolo della Storia dell’arte. Nei bassorilievi assiri di Ur e Ninive, i re e i soldati sono scolpiti di profilo con volti arricchiti da splendide barbe i cui riccioli si fondono con i capelli. Nel mondo greco la presenza della barba, nelle opere pittoriche e plastiche, si affermerà in pieno con l’ellenismo. Prima di allora, la lunga e fluente corolla di pelo più o meno irsuto, era stata solo tratteggiata come si può vedere nelle opere di Skopas o di Prassitele. Sarà in pieno ellenismo, e a partire dalle opere di Lisippo e fino ai giorni nostri che la barba, di fatto, segnerà i volti di uomini a cui farà corrispondere un pensiero filosofico e/o estetico. Il ruolo della barba come attestazione alla persona di carattere e di pensiero filosofico entrerà a far parte anche dell’iconografia cristiana che dal V secolo ha occupato un vasta area della produzione artistica in generale. Dalle prime raffigurazioni di Gesù imberbe nei mosaici ravennati e milanesi con forte ispirazione all’immaginario politeista che ne aveva fatto una versione di un nuovo Apollo, alle raffigurazione di Gesù con la barba, il passo sarà breve. Ma la barba non definirà soltanto il volto di Gesù ma anche quello di buona parte degli stessi apostoli, che nelle raffigurazioni saranno rappresentati dal volto incorniciato da lunghe e arricciate barbe. Una premessa questa, affatto superflua, visto che la mostra, anzi le mostre dei due maestri Domenico Carella e Franco Fazi, ci riportano ad una realtà contemporanea che è anche classica. E con questo intendiamo non solo l’universo ellenico e/o quello romano antico, ma l’intero excursus artistico da allora sino ai nostri giorni. Un percorso che rivive nelle xilografie di Carella e nelle fotografie di Fazi caratterizzati da due differenti modi di operare: Carella esponente delle Arti visive contemporanee, Fazi  esponente di un mestiere quale il Barbitonsore, un’arte antica ma che è ritornata attuale. L’intervento di Carella è incentrato sulle figure degli artisti dal Rinascimento ai giorni nostri, una selezione ristretta a 15 esempi ma che potrebbe essere di gran lunga più estesa, perché dal momento che il fil rouge che ha caratterizzato gli uomini che hanno operato nel mondo dell’arte, è sicuramente la barba, che è stata una costante che li ha sempre accompagnati. Se poi ci si soffermiamo sul valore dell’autopresentazione relativa all’interiorità di ogni artista che è insita negli autoritratti, ci rendiamo conto di come la barba non sia solo un mero vezzo estetico, ma assurge a dichiarazione di valori, di impegno e di attenzione al mondo che lo circonda. Così ritroviamo i volti di artisti noti, quali Leonardo, Manet, Brancusi, ma anche Saverio Altamura, che tra gli artisti dell’‘800 italiano, incarna appieno la tipologia del pittore con la barba. In questo caso Carella è intervenuto su una bellissima incisione all’acquaforte di Dibartolo, un importante esponente dell’arte del bulino formatosi all’Accademia di belle arti napoletana. Per gli altri artisti ha utilizzato riproduzioni di autoritratti e/o ritratti eseguiti da altri artisti in forma di stampe digitali. E qui dobbiamo, è necessario approfondire la tecnica che Carella ha impiegato per realizzare questa serie di Artisti in barba: la xilografia. Qui la tecnica non è applicata nella forma tradizionale di matrice incisa nel legno e inchiostrata per imprimere sul supporto cartaceo, bensì svolge un ruolo di matrice a secco sul supporto cartaceo, creando un positivo a rilievo e sulla superficie così texturizzata, l’artista interviene con la tecnica del frottage, rimembranze adolescenziali e mutuate successivamente da Max Ernst. Quanti di noi non hanno ripreso il verso o il recto delle monete da 10 lire, poste sotto un foglio di carta, su cui veniva sfregata una matita? L’azione di Carella avvia un discorso semantico e allo stesso tempo di ready made dove, alla riproduzione digitale, s’impone l’azione xilografica e di frottage. Diversamente, l’azione di Franco Fazi, nelle fotografie qui esposte, ci rappresenta il meglio della sua “produzione artistica” plastica. Sì, possiamo dire, senza timore di essere smentiti che, l’azione di Fazi alle prese con la barba dei tanti suoi affezionati clienti, si può definire come una sorta di scultura, visto l’intervento che egli pratica sulle masse di irsuti e ricciuti peli che contornano i volti. Sculture vere e proprie che lo vedono all’opera sostituendo, scalpelli e sgorbie, con forbici, rasoi, pettini e spazzole. Fazi da tempo ha scelto di operare facendo rivivere uno spazio, che è quello in cui oggi sono esposte le sue fotografie, dove l’arte barbitonsoria ha scandito il tempo degli uomini. Siamo ad Orta Nova, un centro originatosi nel XVIII secolo, cresciuto e sviluppatosi intorno alla tradizione agricola; ma la clientela di Fazi non è solo quella della cittadina in cui opera: qui giungono barbuti da tutta la provincia di Foggia, dalla regione e da fuori regione. Su questo suo modo di operare, è nato un vero e proprio brand, quello di “Barbitonsore”, che lo stesso Fazi ha registrato e sta proponendo in Italia e che inizia a riscuotere l’attenzione di molti/e suoi colleghi/e. A gennaio di quest’anno, Orta Nova e il Barbitonsore, sono stati meta  di un incontro nazionale che ha visto riuniti alcuni dei maggiori maestri barbieri italiani, che si sono “esibiti” in questa sala così da trasformare, nella migliore tradizione dell’arte contemporanea, l’evento in un happening che ha travalicato l’azione di tonsura per approdare a quella di performance d’arte. Ma al di la della sua proposta di brand, quello che oggi noi vogliamo evidenziare è il suo operare di artigiano della barba, con un’attenzione e cura non sempre riscontrabili. L’aspetto scultoreo dei sui interventi attrae lo spettatore, condizione questa che sappiamo essere parte integrante del fare artistico da sempre. Oggi però non sono le tele tagliate di Fontana a farsi attraversare dall’osservatore, ma gli scatti fotografici in cui sono raffigurate le scelte di inquadrature e di soggetti, fuse in opere da vedere e da percepire al tatto, come solo una barba creata da Fazi può indurci a riflettere.

Comunicato stampa

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