
Premetto, anche se lo ritengo scontato, che non ho nulla contro chi ha acquistato l’immobile nel quale era ubicata la biblioteca. Una volta messa all’asta l’identità dell’acquirente è irrilevante. Al contrario il vero problema è rappresentato dall’operato di chi ci amministra. In un momento storico in cui le altre amministrazioni comunali si vantano di aver riattivato o aperto biblioteche (vedi Volturino ad esempio), musei e altri attrattori culturali, a Carapelle, in assoluta controtendenza, si chiude definitivamente l’unico luogo fisico di potenziale aggregazione nel quale si sarebbe potuto coaugulare un certo tipo di interessi e nel quale far convogliare iniziative. Basta sfogliare qualunque quotidiano e si capisce qual è l’orientamento generale, a partire da tutta la filiera amministrativa, (governo centrale e regionale), fino ad arrivare agli stakeholder tradizionali, non si fa altro che parlare di cultura, turismo ed enogastronomia quali volani delle economie locali al cospetto della “cultura dello smobilizzo” radicata a Carapelle. In questo periodo di crisi è fondamentale tornare alle radici, fare turismo enogastronomico parlare di Herdonia, Faragola ed utilizzarli come attrattori per agganciarci ed utilizzarli a vantaggio anche del nostro paese, appunto fare cultura. Solo pochi giorni fa il MIBACT ha pubblicato un nuovo bando per le attività culturali e individua anche il Comune di Carapelle tra quelli che potrebbero beneficiare di questi finanziamenti. Basterebbe metter su qualche idea giusta, basterebbe confrontarsi con i comuni limitrofi ricchi di storia (Ordona ed Ascoli Satriano appunto) ai quali avremmo potuto proporci o proporre una rete culturale. Leggo che Carapelle è inserita nel progetto “dauniattrattiva” con quale progettazione e quale luogo fisico? Bisogna fare rete, non a caso la biblioteca di Carapelle ha ricevuto il controvalore di € 150.000 euro (progetto Aracne – ragnatela) in materiali e attrezzature necessari per far funzionare, appunto in rete, la biblioteca. Ora ci chiediamo gli utenti dove dovranno recarsi per poter utilizzare questo materiale? Attendiamo di saperlo anche perché il rischio è quello di doverlo restituire. Naturalmente il problema non nasce oggi perché, la vendita della biblioteca, è solo l’atto finale di una serie di azioni che l’hanno spenta lentamente. Infatti, il Sindaco fa un ammissione di colpa quando dice: “era chiusa, non funzionava”. Certo, è naturale che una biblioteca o un qualunque centro di aggregazione culturale non funzionano in quanto tali ma è necessario che intorno ci sia un lavoro di concertazione e anche di propulsione e quindi di coinvolgimento di giovani, meno giovani e volontari della cultura ed è a questo punto che interviene la capacità di chi amministra a creare gli stimoli necessari per “aprirla e farla funzionare”. Un Sindaco più avveduto avrebbe dovuto solo innaffiare un seme già interrato da altri. La vendita della biblioteca è l’esito finale di una totale mancanza di lungimiranza e lucidità e di un completo disinteresse. Evidentemente i nostri amministratori pur non avendo alcuna competenza in merito non hanno avuto l’umiltà o semplicemente la voglia, di approcciare con chi magari qualche idea l’aveva. L’unico obiettivo, già dal 2013 (pochi mesi dopo l’insediamento), è stato “vendere, vendere, vendere”.
Nota Facebook del consigliere Umberto Di Michele

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