Il consigliere Umberto Di Michele
Il consigliere Umberto Di Michele

Premetto, anche se lo ritengo scontato, che non ho nulla contro chi ha acquistato l’immobile nel quale era ubicata la biblioteca. Una volta messa all’asta l’identità dell’acquirente è irrilevante. Al contrario il vero problema è rappresentato dall’operato di chi ci amministra. In un momento storico in cui le altre amministrazioni comunali si vantano di aver riattivato o aperto biblioteche (vedi Volturino ad esempio), musei e altri attrattori culturali, a Carapelle, in assoluta controtendenza, si chiude definitivamente l’unico luogo fisico di potenziale aggregazione nel quale si sarebbe potuto coaugulare un certo tipo di interessi e nel quale far convogliare iniziative. Basta sfogliare qualunque quotidiano e si capisce qual è l’orientamento generale, a partire da tutta la filiera amministrativa, (governo centrale e regionale), fino ad arrivare agli stakeholder tradizionali, non si fa altro che parlare di cultura, turismo ed enogastronomia quali volani delle economie locali al cospetto della “cultura dello smobilizzo” radicata a Carapelle. In questo periodo di crisi è fondamentale tornare alle radici, fare turismo enogastronomico parlare di Herdonia, Faragola ed utilizzarli come attrattori per agganciarci ed utilizzarli a vantaggio anche del nostro paese, appunto fare cultura. Solo pochi giorni fa il MIBACT ha pubblicato un nuovo bando per le attività culturali e individua anche il Comune di Carapelle tra quelli che potrebbero beneficiare di questi finanziamenti. Basterebbe metter su qualche idea giusta, basterebbe confrontarsi con i comuni limitrofi ricchi di storia (Ordona ed Ascoli Satriano appunto) ai quali avremmo potuto proporci o proporre una rete culturale. Leggo che Carapelle è inserita nel progetto “dauniattrattiva” con quale progettazione e quale luogo fisico? Bisogna fare rete, non a caso la biblioteca di Carapelle ha ricevuto il controvalore di € 150.000 euro (progetto Aracne – ragnatela) in materiali e attrezzature necessari per far funzionare, appunto in rete, la biblioteca. Ora ci chiediamo gli utenti dove dovranno recarsi per poter utilizzare questo materiale? Attendiamo di saperlo anche perché il rischio è quello di doverlo restituire. Naturalmente il problema non nasce oggi perché, la vendita della biblioteca, è solo l’atto finale di una serie di azioni che l’hanno spenta lentamente. Infatti, il Sindaco fa un ammissione di colpa quando dice: “era chiusa, non funzionava”. Certo, è naturale che una biblioteca o un qualunque centro di aggregazione culturale non funzionano in quanto tali ma è necessario che intorno ci sia un lavoro di concertazione e anche di propulsione e quindi di coinvolgimento di giovani, meno giovani e volontari della cultura ed è a questo punto che interviene la capacità di chi amministra a creare gli stimoli necessari per “aprirla e farla funzionare”. Un Sindaco più avveduto avrebbe dovuto solo innaffiare un seme già interrato da altri. La vendita della biblioteca è l’esito finale di una totale mancanza di lungimiranza e lucidità e di un completo disinteresse. Evidentemente i nostri amministratori pur non avendo alcuna competenza in merito non hanno avuto l’umiltà o semplicemente la voglia, di approcciare con chi magari qualche idea l’aveva. L’unico obiettivo, già dal 2013 (pochi mesi dopo l’insediamento), è stato “vendere, vendere, vendere”.

Nota Facebook del consigliere Umberto Di Michele

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