
A Orta Nova noi oggi il congresso non lo abbiamo celebrato. Ci siamo rifiutati di giocare una partita truccata, nella quale l’arbitro stesso non ha garantito il rispetto delle regole, quelle di cui il Partito si è dotato per disciplinare la sua vita e il suo modo di essere e di operare. Noi il congresso non lo abbiamo celebrato perché ci siamo rifiutati di essere corrivi con un congresso nel quale le regole hanno evidentemente rappresentato un “fastidio” da aggirare. Noi il congresso a Orta Nova non lo abbiamo celebrato perché per noi le regole e il loro rispetto sono la precondizione per garantire la tenuta democratica di ogni consesso umano, Partito Democratico compreso. Noi il congresso non lo abbiamo celebrato perché l’anagrafe priva di data, certificata solo da alcuni dei componenti della Commissione provinciale per il congresso ed esibita solo oggi dal garante inviato a Orta Nova, era difforme dal nostro elenco di iscritti. Noi il congresso non abbiamo potuto celebrarlo perché per noi pronunciare la parola LEGALITÀ ha senso nella misura in cui essa si traduce in pratica quotidiana e non in uno sterile esercizio di eloquio, spesso manco retoricamente raffinato. Noi il congresso non lo abbiamo celebrato perché non vogliamo riconoscerci in un partito che viola bellamente le sue regole e prova maldestramente a derubricare comportamenti gravi sotto la voce “errore di battitura”. Noi il congresso non lo abbiamo celebrato perché siamo e saremo sempre quelli di #notinmyname. Noi il congresso a Orta Nova non lo abbiamo celebrato perché vogliamo essere il nostro 25 aprile.
Nota da Facebook di Iaia Calvio

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