È una vittoria di civiltà e di giustizia sostanziale quella ottenuta dall’Avv. Valentina Cerisano dinanzi al TAR Puglia, che ha accolto il ricorso contro la Prefettura di Foggia annullando le revoche dei nulla osta al lavoro emesse per un presunto errore nell’identificativo del tributo inserito nelle istanze dei datori di lavoro.

Una vicenda assurda: i lavoratori stranieri erano già presenti in Italia da oltre un anno, in attesa del rilascio del permesso di soggiorno, ma la Prefettura ha annullato tutto per una semplice irregolarità contabile. Nel frattempo, queste persone non potevano essere assunte, né vivere regolarmente, perché prive di documenti.

Il risultato? Una situazione di irregolarità forzata che ha prodotto effetti gravi non solo per i lavoratori, ma per l’intera collettività, e ha bloccato intere filiere agricole in attesa di manodopera.

“Quando si lascia nell’ombra chi vuole vivere onestamente, si crea terreno fertile per l’illegalità,” spiega l’Avv. Cerisano, presidente della UAI – Unione Artigiani Italiani di Foggia. “Decine di uomini e donne sono rimasti bloccati, senza reddito, e senza possibilità di integrazione. E lo Stato, invece di aiutarli a regolarizzarsi, li ha spinti ai margini della società.”

Molti di loro, arrivati in Italia con regolare nulla osta, vivevano da mesi a zonzo per le strade, senza poter lavorare, pur avendo un datore di lavoro pronto ad assumerli.
Una situazione paradossale e pericolosa, che avrebbefinito per alimentare proprio quei fenomeni di degrado e criminalità che la normativa sui flussi mira a prevenire.

“L’irregolarità non nasce dalle persone, ma dalle leggi mal applicate,” aggiunge l’avvocato. “Se chi vuole lavorare non può farlo, il rischio è che finisca nel circuito dell’illegalità.”

Il TAR ha condiviso pienamente questa impostazione, riconoscendo che un errore formale non può cancellare un diritto sostanziale: la volontà di integrarsi, lavorare e contribuire all’economia nazionale.

Con questa decisione, centinaia di lavoratori potranno finalmente essere assunti, e ottenere il permesso di soggiorno, sanando una situazione che durava da mesi e che aveva messo in difficoltà anche i datori di lavoro e i patronati.

“È una vittoria che restituisce giustizia, equilibrio e umanità,” conclude l’Avv. Cerisano. “L’Italia deve scegliere da che parte stare: dalla parte della burocrazia o da quella delle persone. Regolarizzare chi lavora non è una concessione: è un dovere civile.”

Con questa pronuncia si apre una nuova prospettiva di giustizia e di speranza per tutta l’Italia: non solo per i lavoratori di Foggia, ma per centinaia di persone in tutto il Paese che vivono la stessa condizione di attesa e invisibilità, sospese tra la volontà di regolarizzarsi e una burocrazia che le ha respinte per meri formalismi.

È una decisione che restituisce dignità a chi lavora, fiducia ai datori di lavoro e forza ai patronati che ogni giorno combattono per la legalità vera — quella che non esclude, ma integra.

Un verdetto che fa scuola, destinato a segnare un punto di svolta in tutta Italia, perché quando la giustizia riconosce che la legalità non nasce dai timbri, ma dalle persone, allora sì, si può dire che ha vinto davvero lo Stato di diritto.

Comunicato stampa

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