Ci risiamo. Dopo i fantomatici 190 milioni per la condotta del Liscione, ora arrivano altri numeri sparati in aria: 50 milioni per la diga di Palazzo d’Ascoli. Ma la verità è che non c’è un euro stanziato per realizzare l’opera. Solo per la progettazione. E nemmeno quella è una novità. La progettazione era già stata inserita nel PNISSI, nel decreto di luglio firmato da Salvini. Ora è uscita in Gazzetta Ufficiale, ma si tratta di scarsi 9 milioni e mezzo, non dei 50 milioni sbandierati dall’onorevole La Salandra.
I 50 milioni non esistono. Forse l’onorevole si è confuso con altri interventi sul Gargano, come la sostituzione del serbatoio di Manfredonia. O forse non ha letto bene i decreti. O peggio, li ha letti e ha deciso di raccontare un’altra storia.
E allora glielo spiego io, con chiarezza: se davvero si vuole fare la diga, si usi l’appalto integrato. È lo strumento che consente di stanziare subito le risorse per l’opera, bandire la gara e affidare a chi la vince anche la progettazione esecutiva. Così si fanno le cose. Non con le “papocchie”. Perché la progettazione esecutiva della diga di Palazzo d’Ascoli esisteva già nel 1984. Ed era stata anche finanziata. Oggi non c’è la diga, non ci sono i soldi per realizzarla, e nemmeno un progetto aggiornato. Eppure si continua a vendere fumo, a spacciare annunci per risultati. Una barzelletta che non fa ridere. La Capitanata ha bisogno di acqua, non di propaganda. E chi ha a cuore davvero questo territorio, invece di fare comunicati trionfalistici basati su bugie, dovrebbe pretendere lo stanziamento immediato delle risorse per l’opera. Non per l’ennesima progettazione.

Comunicato stampa

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