In queste settimane assistiamo a una nuova polemica, francamente fuorviante, in merito alla Legge nazionale sulla montagna. Una polemica che alimenta confusione nei cittadini e preoccupazioni infondate nei territori, in particolare nel Gargano e nei Monti Dauni, al pari delle manipolazioni fantasiose sul tema delle aree interne e sulla relativa strategia nazionale.

È mio dovere – spiega l’on. Giandonato La Salandra – ristabilire alcuni fatti, con serietà e rispetto per le comunità che rappresentiamo. La legge n. 131 del 2025 non “cancella” la montagna, né mette in discussione per capriccio classificazioni storiche. Al contrario, dà finalmente attuazione all’articolo 44della Costituzione, che parla chiaramente di interventi a favore delle zone montane, non di territori solo marginalmente o nominalmente tali”.

L’obiettivo dichiarato dal legislatore, e ribadito dal Ministro per gli Affari regionali nel Question Time del 17 dicembre, è ridurre un elenco che negli anni si era dilatato oltre ogni logica, arrivando a comprendere anche centri che, per altimetria e caratteristiche geomorfologiche, non hanno nulla a che vedere con la montagna. La nuova classificazione si fonda su criteri oggettivi, trasparenti e misurabili e su un lavoro istruttorio serio con il coinvolgimento di esperti designati dalle Regioni e con il contributo di ANCI e della Consulta dei Piccoli Comuni, non su scelte politiche discrezionali.

Altro che penalizzazione del Mezzogiorno: i dati dimostrano un incremento significativo proprio in diverse regioni del Sud, Puglia compresa. È bene chiarirlo: la classificazione serve a indirizzare meglio le risorse, non a toglierle. La mia attenzione per le aree internenon nasce oggi ed è una battaglia personale che porto avanti dall’inizio della legislatura. Anzi, ricordo che i sindaci della provincia di Foggia hanno avuto modo di confrontarsi con il Ministro Tommaso Foti, occasione di confronto che non mi risulta esserci mai stata in passato, quando anzi proprio i Governi precedenti hanno favorito distrazioni di risorse”, sottolinea il parlamentare La Salandra.

E i numeri confermano che l’attenzione alle aree interne è tutt’altro che venuta meno. “Nelle aree interne sono stati investiti 8,8 miliardi di euro del PNRR, circa il 5% dell’intera dotazione nazionale. Altro che disimpegno, ricorda il deputato foggiano richiamando i dati illustrati dal ministro Foti lo scorso ottobre. 

Infine, va sottolineato un passaggio tutt’altro che secondario: il Governo ha già manifestato la disponibilità, nel confronto con gli enti territoriali, a valutare ulteriori situazioni particolari di interclusione, per arrivare a circa 2.900 comuni montani complessivi. Questo dimostra apertura, ascolto e rispetto delle specificità locali. Le aree interne e la montagna meritano politiche serie, non slogan o selfie di circostanza.

Rifiutare criteri obiettivi che creino necessari distinguo vuol dire perorare quellepolitiche di assistenzialismo totalmente contrapposte all’idea che ha questo Governo di creare una SNAI funzionale alle aree interne della nazione, perché se la montagna è sicuramente parte delle aree interne, le aree interne non sempre sono montagna.

“Chi oggi alimenta allarmismi dovrebbe forse fermarsi un momento, leggere meglio i testi e studiare i dati. Perché su temi così delicati il rischio non è solo quello di non capire, ma di non voler capire. E questo, francamente, non aiuta né i territori né le comunità che diciamo di voler difendere”, conclude l’on. Giandonato La Salandra.

Comunicato stampa

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