Rivedere la nuova Legge sulla Montagna che dovrà intervenire su aree omogenee montane, non per singoli comuni; dovrà ascoltare chi vive nei territori, ogni giorno, per evitare che il nuovo classamento metta a rischio ulteriormente comunità e paesi già in forte sofferenza. È il messaggio consegnato dai sindaci al Governo, venerdì scorso, nel corso della registrazione della trasmissione “Monti Dauni” il programma di Foggia TV dedicato ai piccoli comuni, condotto da Leonardo D’Alesio. Una puntata speciale, registrata a Celenza Valfortore, in collaborazione con l’Amministrazione comunale e il Coordinamento Nazionale dei Piccoli Comuni.

Secondo la nuova Legge sulla Montagna, approvata ad ottobre e per la quale sono in corso i lavori per il decreto attuativo, 12 Comuni su 29 potrebbero non essere più considerati montani. Un declassamento che, per sindaci e amministratori, non è solo una questione tecnica, ma una scelta destinata a incidere sulla vita quotidiana delle comunità, sui servizi, sulle risorse e sulla possibilità stessa di restare a vivere in questi territori. A fare gli onori di casa è stato il sindaco di Celenza Valfortore, Massimo Venditti.Nel parterre dei relatori si sono alternati sindaci, ex amministratori, cittadini. Ad ascoltare le istanze l’on. Giandonato La Salandra, deputato di Fratelli d’Italia e Giannicola De Leonardis, consigliere regionale di Fratelli d’Italia. Nel corso del dibattito, condotto da Leonardo D’Alesio, è emerso il timore che la nuova classificazione possa accelerare lo spopolamento e indebolire ulteriormente i piccoli Comuni delle aree interne montane. “Ogni servizio che ci viene tolto accelera lo spopolamento” ha sottolineato Massimo Venditti che ha ricordato anche il dibattito tenutosi a dicembre al Senato, ribadendo che “senza un’inversione di rotta il destino delle aree interne è segnato”. Venditti ha infine sottolineato di esser pronto spostare la sede del municipio sulla cima della montagna più alta del proprio territorio. Dura anche la posizione del sindaco di Carlantino, Graziano Coscia, che ha parlato di una battaglia aperta: “È un disegno che penalizza ancora una volta le aree collinari e del Centro Italia. Non vogliamo assolutamente accettare questa nuova condizione. Ma l’assenza del decreto attuativo lascia ancora spazio per rivedere la legge” Il sindaco di Castelluccio Valmaggiore e presidente di Aree Interne Monti Dauni, Pasquale Marchese, ha sottolineando la necessità di fare fronte comune tra i 29 Comuni e ribadito che la montagna non è solo un dato altimetrico, ma una condizione legata a disagio, distanza dai servizi e fragilità strutturali, con il rischio concreto di perdere anche importanti canali di finanziamento. Ragionare per aree omogenee montane, superando la logica dell’individualità, è l’unica strada percorribile per la sindaca di Roseto Valfortore, Lucilla Parisi.

Critico Virgilio Caivano, del Coordinamento Piccoli Comuni, che ha definito la norma “confusa e divisiva” ed evidenziato la mancanza di una visione strategica “una legge che frammenta invece di costruire, creando difficoltà nell’accesso a servizi essenziali come scuola, trasporti, sanità e connettività”.

L’on. Giandonato La Salandra ha ribadito che si tratta di una legge che intende ridurre il numero di comuni che, per altimetria e caratteristiche geomorfologiche, non hanno nulla a che vedere con la montagna “Siamo nella fase dell’ascolto – ha precisato– e noi avvieremo il confronto con gli enti locali, attraverso tavoli di lavoro, iniziative e un dialogo costante in particolare con la grande comunità dei piccoli Comuni che vivono concretamente la realtà della montagna”.

La serata si è conclusa con una Cena di Comunità, momento conviviale in cui a trionfare è stata la cucina della montagna dauna.

Comunicato stampa

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