Un nuovo progetto prende forma a Terra Aut: una vigna per la produzione di uva da vino. Sul bene confiscato alla mafia in cui opera la cooperativa Altereco, che grazie alla legge 109/96 sul riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alle mafie è stato restituito alla comunità, sono iniziate le operazioni che puntano a realizzare un altro intervento di agricoltura sociale finalizzata non solo a realizzare ottimi prodotti come patè di cime di rapa, pomodori secchi sott’olio, passata di pomodoro bio e tanto altro, ma anche percorsi di inserimento lavorativo di persone in fragilità che vengono dal circuito della giustizia riparativa, migranti tolti dalle maglie del caporalato, ex-detenuti.
«Stiamo impiantando una nuova vigna. È un lavoro impegnativo, ma necessario per il tipo di attività di agricoltura che portiamo avanti. In questa fase stiamo dissodando la terra per prepararla alla coltivazione – spiega Vincenzo Pugliese, presidente di Altereco – . Stiamo realizzando un lavoro accurato. Le analisi del terreno ci aiuteranno ad individuare la varietà di uva da coltivare, a partire dalla radice idonea per quel terreno ed il relativo innesto che ne seguirà. Sicuramente sarà uva da vino bianco, ora capiremo la tipologia. È un matrimonio tra terreno, radici e varietà».
Altereco gestisce Terra Aut in Contrada Scarafone, su terreni confiscati alla criminalità organizzata con l’obiettivo di ribadire che su questi ettari di terreno è possibile trasformare un luogo simbolo del potere criminale in avamposto di legalità, economia sostenibile, lavoro regolare, sviluppo. Attraverso progetti di agricoltura sociale, la cooperativa favorisce l’inserimento lavorativo di persone in situazioni di fragilità. Tra le sue produzioni, anche il vino “Rosso Libero – Michele Cianci”, dedicato alla giovane vittima della criminalità organizzata.
Comunicato stampa


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