“La proroga dei termini per gli adempimenti della Legge Regionale 7 sui pozzi è un primo atto di buonsenso che accoglie le nostre istanze sollevate già durante la campagna elettorale. Tuttavia, è evidente che oltre al differimento serve affrontare con serietà e concretezza le criticità sollevate da centinaia di agricoltori, che in questo quadro normativo hanno trovato, nei fatti, un tassa aggiuntiva e punitiva e non uno strumento di tutela”. 

Il consigliere regionale Nicola Gatta (FDI), vicepresidente della IV Commissione – Agricoltura, e il capogruppo in consiglio regionale FDI, Paolo Pagliaro, commentano quanto disposto nella seduta di giunta regionale di martedì 17 febbraio: l’esecutivo ha infatti deciso di posticipare i termini per gli adempimenti tra luglio e settembre. 

Sin da settembre scorso, Nicola Gatta ha denunciato tutti i limiti della legge entrata in vigore nel maggio del 2025. Secondo uno studio,  su ogni nuovo pozzo graveranno spese ulteriori di partenza di circa 1.500 euro tra analisi delle acque, montaggio dei contatori e perizie ingegneristiche. E a questo si sommano le varie sanzioni, anch’esse salatissime, per chi non si ritrovi nella condizione di poter soddisfare i requisiti richiesti, senza contare che una mancata comunicazione della lettura dell’acqua consumata comporta una multa da 360 euro, equivalente al consumo di 180.000 metri cubi di acqua.

“È evidente – spiegano i due consiglieri regionali – che la proroga dei termini da sola non basta e ci aspettiamo che la Regione Puglia riveda i contenuti di una norma che rappresenta un cappio al collo per l’agricoltura e per i cittadini. Il nostro “no” resta convinto rispetto a questo: il periodo di sospensione serva ad aprire un tavolo tecnico per la modifica radicale della legge. A tale scopo, abbiamo presentato una proposta di modifica alla L.R.7/2025”. 

Nello specifico, le modifiche richieste da Nicola Gatta e Paolo Pagliaro nella proposta di legge si sostanziano in una consistente riduzione del tetto massimo delle sanzioni; nell’introduzione di una scala sanzionatoria crescente per l’estrazione eccedente i limiti, prevendendo la revoca della concessione solo oltre il 75% rispetto all’attuale 20%; nella semplificazione amministrativa con l’estensione della validità dei certificati di analisi delle acque da tre a cinque anni; nello spostamento a ottobre della comunicazione dei prelievi; nella trasformazione della decadenza della concessione come facoltà e non come obbligo dell’ente, subordinata a una preventiva diffida e richiesta di chiarimenti.   

“Il rinvio dei termini è un piccolo passaggio, seppur importante e da noi caldeggiato in tempi non sospetti. Ora si impieghino i mesi a disposizione per mettersi al lavoro nella direzione di una risoluzione definitiva del problema, e non per procrastinare per qualche settimana il problema stesso”, concludono Nicola Gatta e Paolo Pagliaro.

Comunicato stampa

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