Martedì 24 febbraio, Deliceto tornerà a celebrare una tradizione millenaria, il Falò di San Mattia, che è stato inserito recentemente dalla Regione Puglia nel registro regionale dei più importanti e longevi rituali del fuoco. Dalle ore 19, dopo la Santa Messa nella Chiesa Madre, prenderà il via la processione con fiaccolata verso il Piazzale Belvedere dove sarà acceso il Falò di Comunità. Le nuove norme di sicurezza trasmesse dalla Prefettura di Foggia, infatti, non permettono purtroppo l’accensione dei tanti falò rionali che hanno sempre caratterizzato la festa delicetana in onore di San Mattia Apostolo. “Dall’esigenza inderogabile di rispettare le prescrizioni imposte dalla Prefettura”, ha spiegato il sindaco Pasquale Bizzarro, “è nata l’idea, condivisa con la Pro Loco, le associazioni e i tanti giovani che hanno animato le ultime edizioni dei fuochi, di dar vita a un unico grande falò, attorno al quale ritrovarci tutti insieme come comunità”. “La festa – aggiunge Adriana Natale, delegata a Cultura e Turismo – quest’anno giunge alla sua 47esima edizione e sarà più intensa, calda e animata di sempre grazie alle degustazioni gratuite, ai giochi popolari e ai balli folcloristici, con lo straordinario spettacolo dei mangiafuoco, dei trampolieri e con la musica di un grande dj set”.
UN’ANTICA TRADIZIONE. Sarà un grande momento d’insieme per riscoprire i significati di questa antica usanza che ha probabilmente origini pagane e sulla quale si è poi ‘innestata’ la sacra celebrazione della figura di San Mattia Apostolo, primo patrono di Deliceto. Il culto di San Mattia, a Deliceto, ha origini molto antiche che risalgono ai tempi della dominazione normanna. Il Santo fu invocato dai cittadini come protezione contro gli attacchi dei saraceni. Per ringraziare l’Apostolo dello scampato pericolo, nel borgo si accendevano grandi falò. Dalla fine degli anni ’70, la tradizione dei Falò di San Mattia è tornata a illuminare e a riscaldare il borgo. Oggi si conserva nella Chiesa Madre una Pala d’Altare con il martirio di San Mattia e un mezzo busto, con nel petto una reliquia; intorno, su cornice d’argento si legge: D. Cesare Miroballo D’Aragona anno 1693. Un tempo, ad allestire i falò ci pensavano i ragazzi, con la collaborazione degli adulti che, diversi giorni prima della ricorrenza, provvedevano al recupero del legname necessario. Dopo il tramonto, tutti gli abitanti dei rioni si radunavano e, dopo la recita del Santo Rosario, davano inizio all’accensione. Al termine dei fuochi, ognuno portava a casa un po’ di “brace benedetta” che potesse riscaldare l’ambiente domestico ed essere di buon auspicio per il periodo in cui, piano piano, l’inverno lascerà il posto alla primavera. Il mattino seguente, le ceneri venivano portate in campagna, per essere cosparse nei campi in segno di abbondanza e di buon auspicio.
Comunicato stampa


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