La provincia di Foggia sta vivendo una situazione che non può più essere definita emergenza: è un assedio quotidiano. Dall’inizio dell’anno si sono registrati 12 assalti ai bancomat nei nostri comuni, spesso con esplosioni notturne che fanno tremare interi palazzi e mettono a rischio la vita delle famiglie. In molti paesi si tratta della distruzione dell’unico sportello automatico, il che significa isolamento bancario per anziani, commercianti e residenti.
È un attacco diretto alla tenuta sociale delle nostre comunità, già fragili e spopolate. I sindaci delle aree interne denunciano una situazione divenuta insostenibile e pretendono risposte immediate.

Per questo motivo ho portato di nuovo la questione in Consiglio regionale, esponendo la gravità di ciò che sta accadendo e chiedendo un intervento deciso dello Stato. Ho ricordato che in una decina di giorni sono spariti 4 bancomat, che molti comuni dei Monti Dauni non hanno più alcun servizio bancario e che la criminalità sta colpendo in modo sistematico, approfittando della debolezza dei presidi sul territorio.

A questa escalation si aggiunge un dato che grida vendetta: la provincia di Foggia ha un solo tribunale, nonostante sia uno dei territori più estesi della Puglia e d’Italia. Quel tribunale è sovraccarico, sotto-organico e costretto a gestire un numero di procedimenti sproporzionato. Più del 50% dei processi iscritti alla Corte d’Appello di Bari proviene dalla Capitanata: un dato che da solo racconta la distanza tra la gravità del fenomeno e gli strumenti messi a disposizione dello Stato.

Sul fronte della sicurezza, la situazione non è diversa: solo nella città di Foggia mancano 100 agenti di Polizia, senza contare Carabinieri e altre forze dell’ordine. In un territorio che finisce sulle cronache nazionali quasi ogni giorno per episodi criminali, è inaccettabile che lo Stato sia presente in modo così debole.

Non possiamo permettere che i piccoli comuni restino senza sportelli bancari, senza presidi, senza servizi essenziali. Non possiamo accettare che le banche abbandonino i territori più fragili, lasciando i cittadini senza nemmeno la possibilità di un prelievo. Non possiamo tollerare che chi fa esplodere bancomat, assalta portavalori o semina paura nei nostri paesi continui a farlo indisturbato.

Gli ultimi arresti sono un importante risultato, ma la Capitanata ha bisogno di una risposta forte, coordinata e immediata: più forze dell’ordine, un sistema giudiziario adeguato, presidi stabili nei comuni interni e un confronto serio con il sistema bancario.
La nostra terra non chiede privilegi: chiede giustizia, sicurezza e dignità. E continuerò a far sentire la voce della Capitanata finché lo Stato non sarà presente quanto serve e dove serve.

Comunicato stampa

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