La Lega Orta Nova interviene nel dibattito sulle energie rinnovabili in Capitanata, condividendo le recenti preoccupazioni espresse da associazioni ambientaliste sul crescente squilibrio territoriale.
Quanto sta accadendo oggi non è frutto del caso, ma la conseguenza di scelte politiche avviate anni fa, quando sotto la guida del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e con la gestione regionale dell’allora Presidente Nichi Vendola si è dato impulso a un modello di sviluppo delle rinnovabili privo di una reale pianificazione territoriale.
Un sistema che ha favorito grandi gruppi economici e finanziari, trasformando la Capitanata e l’intera Puglia per poi essere adottato da tutte le regioni ed isole dell’Italia in un’area di sfruttamento energetico, con benefici limitati per le comunità locali, gli agricoltori e le imprese.
La Lega Orta Nova ribadisce con chiarezza di non essere contraria alle energie rinnovabili, ma al contrario chiede un cambio di paradigma basato su equità, sostenibilità e partecipazione.
È necessario superare l’attuale modello concentrato, che ha prodotto:
- un’eccessiva concentrazione di impianti sul territorio
- un impatto paesaggistico e produttivo rilevante
- una distribuzione iniqua dei benefici economici
Occorre invece promuovere:
- lo sviluppo di impianti diffusi su terreni agricoli e coperture industriali
- il coinvolgimento diretto di cittadini, agricoltori e imprese nella produzione energetica
- il rafforzamento delle comunità energetiche locali
- un sistema di ristori equo e trasparente per i territori interessati
In tal senso, la Lega Orta Nova rivolge un appello al Governo centrale oggi di Centro Destra dove ci onoriamo di partecipare come Lega e con il vice premier Matteo Salvini affinché vengano introdotte misure concrete che garantiscano un accesso reale alla produzione di energia da fonti rinnovabili anche ai proprietari piccoli medi o grandi che siamo tutti con pari possibilità, evitando concentrazioni speculative.
Allo stesso modo, si chiede alla Regione Puglia di esercitare un ruolo attivo nella pianificazione e nella tutela del territorio, ponendo un limite a modelli di sviluppo che rischiano di compromettere in modo irreversibile l’identità e l’economia locale.
La transizione ecologica non può tradursi in una nuova forma di disuguaglianza.
Deve rappresentare un’opportunità condivisa di crescita e sviluppo per l’intero territorio.
Comunicato stampa


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