Terremoto AbruzzoIn questi giorni le nostre federazioni e i nostri circoli saranno i luoghi in cui raccogliamo aiuti per le popolazioni abruzzesi colpite dal grave terremoto.

Come partito regionale infatti, concordando con l´iniziativa intrapresa dal livello nazionale, ci siamo resi disponibili a raccogliere beni di prima necessità (coperte, indumenti invernali, maglioni, tute e scarpe da ginnastica) che giungeranno in Abruzzo tramite la Protezione Civile.

Vi chiedo quindi di mobilitarvi e di coinvolgere quanti più cittadini possibile

Per chiunque volesse contribuire economicamente per sostenere gli interventi in corso (causale “Terremoto Abruzzo”) si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite conto corrente postale 347013.

 

Grazie e buon lavoro.

Partito Democratico – Sede Regionale della Puglia

 

In linea con l’invito della segreteria regionale, il circolo di Orta Nova si sta mobilitando per diventare un centro di raccolta per chiunque volesse contribuire con i beni necessari in queste ore, che ricordiamo sono COPERTE, INDUMENTI INVERNALI, MAGLIONI, TUTE E SCARPE DA GINNASTICA.

Il punto di raccolta sarà predisposto presso la sezione di Piazza Nenni.

Vi invito, a girare il presente messaggio a tutti i vostri contatti.

 

Grazie

Una risposta a “Il PD di Orta Nova raccoglie beni per l’ Abruzzo”

  1. Avatar losservatoreortese
    losservatoreortese

    E’ di questi giorni la notizia terrificante che il Comune di Orta Nova è orgoglioso di essere uscito dalle “grinfie” degli swap; c’è anche il “portavoce anonimo” che si ostina grottescamente a difendere la “postazione”.
    Dopo aver digerito l’idea che possiamo uscire dai derivati alla “chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto“, vediamo un po’ cos’è uno swap, perché magari si capisce pure perché chi ha i soldoni continua a comprarli: uno swap è, molto semplicemente, uno “scambio”, cioè un accordo per scambiarsi una serie di somme di denaro nel tempo secondo una certa predefinita regola.
    Lo swap può essere fatto su valute, titoli o in pagamenti, ma per lo più è fatto sui tassi di interesse. Ed è questo lo swap che interessa alla PA in quanto debitore cronico. Nello swap due controparti si “fingono” l’una debitrice dell’altra per una certa somma ad una determinata scadenza. Questo “debito” è solo ideale e serve come base di calcolo per gli interessi, perciò è definito “nozionale” (essendo solo “nozionale” ed essendo ogni parte creditrice e debitrice per la stessa somma, questo “debito” si compensa e non appare da nessuna parte, specie in bilancio). A questo punto le parti si accordano per pagarsi a vicenda gli interessi sul nozionale e se li pagheranno secondo regole diverse. Una pagherà un tasso fisso e l’altra un tasso variabile.
    Certamente questa è una scommessa: chi paga fisso guadagna finché il tasso di mercato è più alto, e perde in fase di discesa dei tassi (se fisso il 3% e il tasso variabile è al 4% incasserò un netto 1%, ma se il variabile scende al 2% dovrò pagare la differenza dell’1%); pensate che gli enti pubblici hanno fatto questa scommessa con un tasso fisso tra il 3,5 e il 4%, con l’Euribor (il riferimento più comune come tasso variabile) sotto al 2% e necessariamente ci stanno rimettendo.

    Fermarsi qui con il ragionamento però è come lamentarsi di aver fatto cagliare del buon latte dimenticando che l’idea iniziale era quella di farci un pregiato formaggio.

    Poniamo che un ente abbia un debito a tasso variabile, ma preferirebbe fosse a tasso fisso perché riduce, soprattutto in tempi lunghi, i rischi di rialzi e quindi di insostenibilità della rata (insomma, un ente oculato come tutti vorremmo): con uno swap si può magicamente trasformare il debito. L’ente stipula uno swap su tasso con una banca per un nozionale pari al debito già esistente (l’ente quindi è idealmente debitore di due volte la somma e creditore di una, al netto è debitore solo del solito debito iniziale, quindi nulla cambia), e si accordi per pagare alla banca un tasso fisso e ricevere il variabile. Succede che a ogni data di pagamento interessi, l’ente paga il variabile al creditore, riceve il variabile dalla banca e le paga il fisso. Il che, sommato, significa pagare solo il fisso. La magia è compiuta: l’ente ha lo stesso debito iniziale, ma dalle sue casse escono interessi fissi alla faccia di quel che accadrà sul mercato. Periodo per periodo, lo swap crea un flusso di pagamenti/incassi che compensa in più o in meno gli interessi sul debito dell’ente portandoli al livello fisso stipulato. In fase di ascesa dei tassi l’ente ottiene un “rimborso”, in fase di discesa paga un “adeguamento”, ma ogni rischio è eliminato.
    I conti si fanno su tempi lunghi (e su questo piano gli enti locali hanno fatto un buon affare) e comunque questi conti meramente finanziari non incorporano il valore dell’eliminazione del rischio di tasso sui soldi dei contribuenti.
    Pensare di uscire ora dagli swap così da “capitalizzare” il risultato positivo cumulato è una bella idiozia perché significa non rischiare uscite (e pure entrate, a guardare le attese dei tassi oltre il 2010) mettendo però il debito pubblico in balia del mercato (e pensare di coprirsi in futuro quando i tassi avranno ripreso a salire significherà tassi fissi più alti).
    D’altra parte viviamo in tempi di caccia alle streghe, e la strega-capo è la finanza derivata, magari associandola all’incapacità degli amministratori pubblici nel gestire le risorse.

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