MisericordiaIl gruppo di Protezione Civile dell´Associazione di volontariato Misericordia di Orta Nova, è partito stamane alla volta di Bazzano (AQ) con 10 volontari, 2 ambulanze da rianimazione, 1 furgone 4×4 e 1 roulotte. Oltre a soccorritori e materiale sanitario, l´Associazione, sta provvedendo a raccogliere e a distribuire beni di prima necessità per gli sfollati d´Abruzzo che in questi giorni hanno perso tutto ciò che possedevano. Al gruppo ortese si sono aggiunti i volontari ed un´ambulanza della Misericordia di Borgo Mezzanone. Il gruppo allertato e pronto a partire già dalle prime ore successive al sisma, è stato messo in attesa di partire dall´Ufficio gestione Emergenze di massa della Confederazione Nazionale Misericordie d´Italia. La decisione della partenza posticipata è dovuta al numero elevato di soccorritori giunti in loco per la tragedia che hanno rischiato di ingolfare la macchina operativa della Protezione Civile. La sala operativa delle Misericordie ha preferito destinare quindi gli uomini e i mezzi della Misericordia di Orta Nova nel periodo che va dall´11 al 18 aprile per dare il cambio alle prime squadre intervenute sul posto. I volontari ortesi passeranno quindi la Pasqua con gli sfollati anziché con le proprie famiglie distribuendo uova di cioccolato, colombe e giocattoli donati dalla comunità ortese. Si rammenta che in questo momento sono inutili e dannose improvvisate partenze non organizzate di uomini e mezzi, i quali possono ostacolare i lavori di soccorso e di aiuto alla popolazione così come già annunciato dai vari media e dagli Enti; allo stesso modo l´Associazione non può inviare sul posto volontari esterni poiché non addestrati ad operare in questo tipo di scenario.

2 risposte a “La Misericordia di Orta Nova in Abruzzo”

  1. Avatar omega
    omega

    buone feste a chi le fa e le sta facendo
    durande la pasquetta visto che pioveva e non sono andato alla scambagnata che faccio al bosco dell’Incoronata tutti gli anni
    ho voluto sendirmi più vicino agli abbruzzesi terremotati.
    sono per ciò andato in via Puglie a vedere come proggrediscono i lavori alla Pertini ma probbabilmente il terremoto che cè stato non ha permesso di procedere ai lavori di consolidamento e messa in sicurezza delle dificio.
    pero’ a parte gli scherzi davvero senbrava di vedere le immaggini dell’Acquila terremotata e per un attimo mi sono chiesto se il crollo sarebbe successo durante orario scolastico.
    siamo stati fortunati e l’unico a non accorgersi della fortuna avuta è stato Moscarella
    ma anche D’Angelo
    ma pure Di Conza
    l’ing. Paglia longa
    l’ing. Peloso….e combagnia bella
    qualcuno dovrà scrivere un libbro sul culo di Moscarella
    come qualcuno che scrisse un libbro sul culo di Sacchi

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  2. Avatar rufuz2
    rufuz2

    Questa testimonianza vale molto più del finto buonismo di qualche nostro rappresentante istituzionale locale che non perde occasione per autoreferenziarsi e distogliere l’attenzione dai veri, e perennemente irrisolti, problemi sociali e di salute pubblica di Orta Nova. Dei metodi di peloso pietismo che questi nostri improvvisati referenti politici usano e dietro ai quali sempre si nascondono. Che questo serva a farci riflettere, vigilare e ad essere critici sul loro operato.

    Padre studente morto scrive a Bertolaso:
    Nicola è stato ucciso dall’imprudenza delle istituzioni

    FROSINONE (13 aprile) – Nicola Bianchi era uno studente di 22 anni di Monte San Giovanni Campano, morto nel crollo della palazzina in via Gabriele D’Annunzio 11 distrutta dal terremoto. Il padre, Sergio Bianchi, operatore del 118, ha scritto oggi una lettera aperta al capo della Protezione civile Guido Bertolaso, per chiedere perché, nonostante si registrassero scosse sismiche fin da gennaio, nessuno abbia preso provvedimenti, a partire dalla chiusura dell’università «una settimana prima come hanno fatto le scuole ritenendo la situazione pericolosa».

    «Non voglio fare polemiche – scrive Bianchi – ma sono addolorato e non bisogna dimenticare che in questa tragedia ci siamo anche noi: abbiamo perduto i nostri figli perché nessuno ci ha avvertiti del pericolo. Il mio ragazzo, insieme ad altre giovani vite ciociare spezzate, era all’Aquila per costruirsi un futuro. Ho visto i muri del palazzo-tomba di Nicola con alcuni lesioni. Ho chiesto spiegazioni a tutti, dal proprietario ai vicini e mi hanno risposto di stare tranquillo, che la situazione era sotto controllo. I nostri ragazzi che vivevano al civico 11 di via Gabriele D’Annunzio e gli altri che alloggiavano nelle palazzine vicine erano tranquilli, perché noi genitori gli avevamo trasmesso la serenità. Nicola, caro vice ministro Bertolaso, è stato ucciso come tutti gli altri dall’imprudenza delle istituzioni».

    Sergio Bianchi ha scritto anche una lettera aperta ai giornali. Ecco il testo:

    Spett.le, Direttore
    sono un genitore di una giovane vittima del terremoto del 6 aprile scorso, Nicola Bianchi di soli 22 anni, studente all’Università de l’Aquila in Scienze M.F.N., ind. Biotecnologie. Le scrivo in merito a quanto accaduto e per chiederLe, visto il suo impegno verso una buona politica e in qualità di giornalista e direttore attento, di occuparsi di quanto sta accadendo, in particolare di parlare delle vittime del terremoto e di perché nessuno si stia occupando e parlando pubblicamente del motivo per cui il Magnifico Rettore non abbia chiuso l’Università mentre tutte le altre scuole, di ogni ordine e grado, hanno chiuso in anticipo prendendo in considerazione l’eventualità di un probabile terremoto (erano più tre mesi che perdurava lo sciame sismico e che un “ricercatore” denunciava il fatto).

    In televisione si continua a sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni tutte al fine di provvedere alla ricostruzione di chiese e monumenti (importante per tornare alla normalità), e non si parla delle giovani vittime, che per studiare e costruirsi un futuro vanno lontano da casa, a vivere in appartamenti che noi genitori consideravamo sicuri;

    Perché non si indaga su come queste case sono state costruite e chi ha dato loro l’ok a procedere;

    Perché non si parla dei proprietari di queste case, che durante la tragica notte dormivano in case sicure mentre lasciavano morire questi “angeli” in case non idonee, di carta pesta, costruite forse abusivamente e con materiali scadenti;

    Perché, Chi di dovere, oltre a presenziare ai funerali di stato, non ha provveduto ad evacuare la città in tempo, occupandosi solamente di fare propaganda elettorale.

    Perché in televisione si continua a parlare della Casa dello Studente e non dei tanti studenti affittuari morti in quella fatale notte, come Nicola, come Matteo, come Carmelina,… domiciliati in via Gabriele D’Annunzio, unica palazzina totalmente crollata in quella strada e dove hanno perso la vita ventidue persone;

    Perché in queste occasioni si pensa alle opere d’arte e non si pensa alle famiglie delle vittime, dove sono le istituzioni?

    Mi si costringe a pensare che le loro sono solo lacrime di coccodrillo e che questo evento nefasto sia stato per loro una manna per poter promette a chi ha bisogno di credere in qualcosa, che quel qualcosa verrà fatto….

    Ma a noi genitori, soli nel nostro dolore, chi darà una risposta, visto i che nostri figli non possiamo più riaverli?

    Personalmente sono andato a l’Aquila non avendo notizie di mio figlio e dopo il primo concitato giorno alla ricerca di Nicola ho dovuto, con il supporto dei miei familiari riportalo “a casa” ed una volta tornato, sono stato inghiottito dal silenzio e dallo stesso vuoto che ha portato via mio figlio; non ho avuto contatti con le Istituzioni, nessuno si è più preoccupato di farmi avere notizie ulteriori in merito, neppure la proprietaria della casa che, compreso il corrente mese, ha sempre riscosso l’affitto.

    Inoltre è mancato il rispetto per le salme, una volta portate presso l’obitorio allestito presso la caserma scuola allievi della guardia di finanza, sono state frettolosamente adagiate con tutti i calcinacci, senza ripulirle nelle bare e sempre frettolosamente sigillate, senza dare il giusto tempo ai familiari di salutarle per l’ultima volta. Ed infine, cosa da evidenziare, il tutto è stato deciso e organizzato da una unica impresa funebre

    Le invio questa mia, per chiederLe di far luce sugli eventi sopra citati:

    • SUL PERCHÉ NON SI È TENUTO CONTO DELL’ALLARME
    • SUL PERCHÉ IL RETTORE NON ABBIA FATTO CHIUDERE L’UNIVERSITÀ
    • E SU CHI E PERCHÈ HA CONSENTITO AI PROPRIETARI DI QUELLE CASE DI POTERLE AFFITTARE LUCRANDOCI SOPRA

    Sicuro che Lei possa anche se in parte, capire e comprendere il mio dolore, Le chiedo di poterne parlare in trasmissione, e di aprire un’ inchiesta, se pur giornalistica.

    La ringrazio per l’attenzione, padre della 244° vittima di quella tragedia che forse grazie al buon senso poteva essere evitata,

    Sergio Bianchi

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