No NameGrande notizia per la Rock Band ortese dei No Name che sabato prossimo a Bibione (Ve), sarà la Band Ufficiale della IV Edizione del Festival Sosia d’ Italia, ambito riconoscimento che sancisce il Sosia più “Sosia” d’ Italia. La manifestazione è organizzata da Gino Ferrazzano, sosia ufficiale di Roberto Benigni, che dalla sua Stornarella, lanciò questo festival quattro anni fa, lo stesso Ferrazzano ha scelto i No Name quale band che accompagnerà i sosia in gara, che arriveranno nella cittadina veneta da tutta Italia. La manifestazione sarà presentata da Valerio Merola e da Stefania Falanga, modella e presentatrice di Sky. La band da mesi si sta preparando per questa importante occasione, ed in tempo reale aggiornerà tutti i propri utenti su http://nonamerock.wordpress.com sugli sviluppi della manifestazione con news, foto e video. La band è composta da Mino Bozza alla voce, Antonio Morea alla chitarra, Giuseppe Di Palma alla chitarra ritmica, Francesco Bozza alle tastiere, Luca Caporale al basso, Claudio Miele alla Batteria. Per l’ occasione la band si è allargato con altre quattro unità, alle tastiere Giovanni Tripputo dagli Original Travel ed il trio di fiati composto da Franco Ariemme alla tromba, Michele Di Stasio al Sax e Roberto Solimando al Trombone. Appuntamento dunque in quel di Bibione o sul sito ufficiale della Band.

Una risposta a “I No Name al Festival Sosia d’ Italia a Bibione”

  1. Avatar cittadinosemplice
    cittadinosemplice

    Vorrei provare a far cambiare idea a quel 35% che si ostina a votare SI per gli inceneritori

    Dal sito del dott. Montanari

    Addio, Massimiliano

    di Antonietta M. Gatti

    Ieri è morto Massimiliano un bambino di Forlì a cui non è stata data la possibilità di avere un futuro. E’ morto all’età di 11 anni per una rara forma tumorale, un rabdomiosarcoma cresciuto fra la vescica e la prostata. Dopo anni di sofferenza, che non dovrebbero toccare i bambini, se ne è andato col suo carico di metalli pesanti dentro il corpo.
    Avevo analizzato i campioni bioptici del bambino e avevo trovato metalli anche in forma molto sottile: nanoparticelle.
    A parte una particella di Oro e Argento, la cosa più sconvolgente è l’aver trovato nanoparticelle di Tungsteno e/o carburo di Tungsteno. Ora uno si chiede come sia possibile l’ingresso di queste polveri nel corpo di un bambino. Non è un metalmeccanico che lavora in fabbrica. L’unica sua colpa è di aver vissuto in una casa costruita fra due inceneritori : uno di rifiuti urbani ed uno di rifiuti ospedalieri. L’aria, ma pure il cibo dell’orto, non sono dei migliori da quelle parti. Se n’è andato ed io, pur sapendo, non sono stata in grado di fare niente.
    Nei miei studi avevo già indotto nei topi lo stesso tipo di cancro semplicemente impiantando nei loro muscoli nanoparticelle (una pratica che cerco di evitare sempre, ma quella volta non si poteva fare altrimenti). Tutti quelli che avevano ricevuto nanoparticelle metalliche si erano ammalati di rabdomiosarcoma. Quindi la correlazione fra un inquinamento ambientale molto particolare e la stessa patologia a mio parere è dimostrato.
    Purtroppo non solo queste evidenze non devono essere dette: questi studi non vanno addirittura fatti.
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