
Dopo l’intervento di ieri sera in Piazza Nenni della sindaco Calvio, continua questa mattina il presidio dei manifestanti de “L’Italia si ferma” in piazza. Nel frattempo l’invito lanciato nella serata di ieri a continuare la protesta, lasciando chiuse le attività commerciali, è stato di fatto disatteso, con la maggior parte dei negozi che questa mattina ha alzato la serranda. Stesso discorso per il mercato settimanale che si è svolto regolarmente, con tutti gli ambulanti che hanno occupato regolarmente i propri spazi, un mercato gremito di consumatori, anche se nella giornata di ieri i generi alimentari erano stati presi letteralmente d’assalto. L’invito del sindaco a rispettare chi vuole lavorare, in accordo con il coordinamento ortese, ha chiarito la linea da seguire. La protesta va comunque avanti, troppo forti le pressioni dei commercianti, che già piegati dalle difficoltà economiche, avrebbero dovuto aver a che fare con ulteriori perdite, che avrebbero peggiorato senz’altro la situazione. Troppo forte anche il rischio di infiltrazioni di violenti, che nell’agitazione avrebbero avuto la meglio sulla protesta pacifica. Cambiano così le modalità della rivolta, che se fosse continuata con il blocco del commercio, avrebbe si permesso una migliore partecipazione alla movimentazione, ma avrebbe messo ulteriormente a rischio la già fragile economia locale, a dispetto di una politica che nella discussione di ieri al Senato e alla Camera per la fiducia al Governo Letta, si è dimostrata ancora una volta lontana e spregiudicatamente sorda nei confronti di un sistema tassato all’inverosimile e privato dei servizi più essenziali, obbedendo alle rigide regole della finanza, sotto dettato della Comunità Economica Europea. Quali le soluzioni? Certamente un cambio di passo della politica nazionale, abbandonando una legge elettorale ormai incostituzionale, il taglio dei costi della politica, che non può fermarsi al taglio delle sole province, e certamente una riduzione della pressione fiscale, per permettere l’aumento del potere d’acquisto dei consumatori, con successivo aumento della produzione, quindi investimenti e ricadute positive sull’occupazione, e poi una profonda discussione sull’Euro e sull’Unione Europea, troppo orientata verso l’Economia Finanziaria e poco preoccupata verso i problemi dell’Economia reale. Serve però un cambio di passo, la protesta deve essere maggiormente incisiva nei confronti della politica sorda, evitando la “guerra dei poveri”, che genera solamente divisioni ed incertezza, che rischia di disperdere quell’idea di poter cambiare le cose. “Divide et impera” dicevano i latini, e a Roma ne sanno certamente qualcosa.

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