Attualità

“La Prof. fa così perchè sono straniero”, la triste storia di Viktor, emarginato e bocciato in una scuola di Orta Nova

Prima di scrivere questo comunicato ci ho pensato molte volte. Qualcuno potrebbe storcere il naso, si sa, ma nel planisfero della vita di ognuno di noi si prendono decisioni calibrate, misurate, consultate, non solo prodromiche alla tutela della MIA FAMIGLIA (in particolare mio figlio Viktor) vittima, e questo lo voglio urlare a gran voce, di uno spiacevole trattamento da parte di chi dovrebbe, quando io e mia moglie non ci siamo, sostituirci, ma anche per sollecitare TUTTA la comunità alle dovute riflessioni. Lascio a voi l’arduo compito di definire la vicenda: se questa è sottesa al razzismo, alla mancanza di professionalità o alla inadeguatezza di un modello scolastico che, a mio modesto parere, è ormai obsoleto e anacronistico rispetto al resto di tutta l’Europa. Una premessa è d’obbligo. In questi giorni, fra le mie letture, mi sono imbattuto nella infinita costellazione di principi e sottoprincipi enucleati all’interno della Nostra Amata Costituzione che molto mi ha fatto riflette su quanto si diceva prima; fra questi, uno in particolare ha solleticato la mia attenzione, tanto da studiarne il senso con dovizia di particolari (che per vostra fortuna non vi riporto). L’art. 2 della Costituzione. In particolare il “passo” che ha indotto il mio approfondimento è stato “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali OVE SI SVOLGE LA SUA PERSONALITA’…”.
Mi sono chiesto se tutto ciò sia sempre vero. NO, e io ne sono testimone!
La vicenda riguarda il Capitolo Scolastico del primogenito di mia Moglie, Viktor col quale non vi è un legame sanguigno, come avrete intuito, ma l’affectio è talmente tanto sviluppato che per me è un figlio a tutti gli effetti e come tale ne curo la vita e quindi l’educazione. Da sempre mi sono imbattuto con le sue lamentele circa il trattamento che gli veniva riservato fra i banchi di scuola e, sebbene sia stato alunno anche io, ho sempre e comunque spinto Viktor a dare di più, a fare il suo meglio, a studiare e a sacrificarsi per ottenere importanti risultati nella vita. Ordinaria amministrazione familiare. Tuttavia, sebbene io conosca i pregi e, soprattutto, i difetti, quindi le pulsioni e le inclinazioni di mio figlio, questa maledetta pandemia mi ha reso, ci ha resi, testimoni, di uno squallido trattamento discriminatorio. Preciso che non ho mai, e dico mai, sindacato sulle valutazioni che i prof. hanno dato al piccolo Viktor, perché queste sono il frutto di una valutazione di insieme che io, essendo altrove, non potrei mai avere. Ciononostante il ragazzo mi ha sempre riferito di esser vittima di atteggiamenti disdicevoli, quali esser messi all’ultimo banco, non esser ascoltato adeguatamente quando un argomento non era chiaro, una scarsa sopportazione, esser incolpato, talvolta anche ingiustamente, subire rimproveri più severi rispetto ad altri suoi compagni; si tenga conto che stiamo parlando di un ragazzo di undici anni che proprio nella scuola dovrebbe trovare la massima espressione di sostegno, comprensione, accoglienza, inclusione ed educazione. Fra le altre cose, la mia “cocciuta” fiducia verso un modello (forse dovrei dire modello di persone\insegnanti) mi ha spinto a scegliere per mio figlio l’iscrizione al corso di musica perché, in una terra difficile come la nostra, con una mentalità “semichiusa” (o semiaperta, scegliete voi), noi genitori abbiamo pensato che il processo di inclusione, PROPRIO ATTRAVERSO LA MUSICA, potesse realizzarsi più in fretta.
Ribadisco che ho sempre preso con superficialità le lamentele di mio figlio, ed ho sbagliato io per primo proprio a causa della mia incessante fiducia; le sue parole, le sue lamentele, man mano trovavano riscontro anche negli amichetti che talvolta riempivano il salone di casa mia, oppure durante le piccole feste di compleanno. Anche questi non facevano che ripetermi che Viktor è bravo e la prof. lo ha preso di mira; parole che, sebbene provenissero da “quattro mocciosetti coalizzati” ben presto hanno trovato una candida conferma.
Dopo un primo quadrimestre non proprio esaltante dal punto di vista dei risultati, in concerto con mia moglie, avendone facoltà e strumenti ed avendo numerosi impegni lavorativi, ho deciso di ingaggiare una stimata ragazza che potesse supportare, da -e a – casa, lo studio di mio figlio Viktor. Proprio questa ragazza è stata la chiave di volta; grazie a Dio ho visto Viktor davvero molto desideroso dello studio e concentrato sulle attività che di volta in volta venivano svolte. Anche i responsi che questa ragazza dava a noi genitori erano più che incoraggianti, voglio dire stiamo parlando di una ragazza laureata con il massimo dei voti in una delle migliori università italiane, per cui la fiducia che io e mia moglie abbiamo riposto in D. R. è stata infinita e la ringraziamo per l’impegno profuso e per la sua professionalità.
Ciononostante il rientro a casa di mio figlio era sempre condito dal pianto isterico di un ragazzo che non riceve le adeguate attenzioni. “Papà la prof. diche che non sono bravo”, “papà la prof. mi ha messo all’ultimo banco”, “papà la prof. mi deride”, “papà io ho un blocco, lei mi fa sentire inferiore agli altri”. Come possono sentirsi due genitori di fronte alla continua lamentela, considerato che, nonostante l’anno difficile per tutti gli studenti, comunque abbiamo notato dei netti miglioramenti su Viktor.
HO SEMPRE SPINTO MIO FIGLIO A DARE DI PIU’ E SEMPRE LO FARO’.
Ma ciò che ha allertato la mia attenzione è stata la cd Didattica a Distanza, che mi ha reso testimone oculare delle lamentele di Viktor, perché, come ben capirete, quando lui accendeva il monitor del PC noi eravamo nella stessa casa. Soprattutto eravamo nella stessa quando Viktor studiava e prendeva ripetizioni. Noi ascoltavamo il nostro ragazzo ripetere la lezione. Nostro malgrado abbiamo assistito al totale disinteresse nei confronti del nostro ragazzo. Abbiamo addirittura pensato che fosse un problema emotivo, gli abbiamo dato colpe anche quando queste colpe non erano assolutamente da addebitare ad un ragazzino di 11 anni. Cosi un giorno, dopo aver accertato che Viktor avesse studiato alla perfezione e avesse svolto tutti i compiti al meglio (NON PARLIAMO DI ASTROFISICA MA DI SEMPLICI COMPITI A CASA), gli abbiamo suggerito di esser più intraprendente, di partecipare di più al dialogo insegnanti-studenti.
VOLETE SAPERE QUALE E’ STATO IL RISULTATO? MIO FIGLIO E’ STATO IGNORATO, PUNTUALEMTE, OGNI VOLTA CHE CHIEDEVA LA PAROLA. SEMPRE E DAVANTI AI NOSTRI OCCHI.
“maestra posso intervenire?” “No”. “maestra posso essere interrogato? No.” “maestra posso parlare?” “Dopo”. Il tutto senza un successivo riscontro. Per non parlare delle umiliazioni: “Non credere che per due cosette che hai studiato te la cavi”. Non un incoraggiamento, non un segno di apprezzamento nei confronti di un ragazzo che ha numerose difficoltà, specie che con la lingua italiana, e che comunque si è applicato, sul serio. Per non parlare di tutto quello che ho sentito dai suoi amichetti; si parte da “la prof. non sopporta Viktor” per finire alle continue derisioni per il suo accento bulgaro e per il suo essere straniero. La cosa sconcertante fu che un giorno chiesi al mio ragazzo perché l’insegnante fa cosi con te? Lo sapete cosa mi ha risposto “PAPA’ FA COSI’ PERCHE’ IO SONO STRANIERO”. Come pensate che io e, soprattutto mia moglie, ci siam sentiti? Che risposta avremmo dovuto dare al nostro ragazzo che ci chiedeva spiegazioni con gli occhi? Per non parlare delle invettive del tipo “c’è differenza fra la scuola italiana e quella bulgara”. Per carità sarà pur vero ma stiamo calmi, è pur sempre un ragazzo di 11 anni, al quale voi con la vostra scarsa professionalità avete, dopo un solo anno di scuola, insegnato cosa è il razzismo o se la parola non vi piace chiamiamola discriminazione. Questi ed altri episodi saranno chiariti nelle sedi opportune. Mio figlio non ha superato l’anno. Nulla da dire, è la vita, chi sbaglia paga e lui, ritengo ci ha messo del suo. Mi risulta che sia stato l’unico di quella classe (guarda caso l’unico straniero) e forse della scuola ad esser respinto (però posso sbagliarmi), anche al cospetto di chi ha avuto problematiche ben più gravi di Viktor.
Come mai un trattamento differente? Come mai per taluni dei vostri figli si è tenuto in considerazione l’anno difficile dettato dalla pandemia e degli innumerevoli disagi che questa ha creato e per mio figlio no? Se doveste chiedere a mio figlio lui vi risponderà PERCHE’ SONO STRANIERO. È mio dovere pretendere un uguale trattamento in parità di condizioni. E mio figlio non lo ha avuto. Quale trattamento inclusivo, quale incoraggiamento è stato posto in essere, quale modello educativo è stato attuato, quale aiuto è stato dato ad uno studente con evidenti difficoltà comunicative, quale apporto ha dato il modello scolastico, ma soprattutto, quale insegnamento ha ricevuto mio figlio da una scuola di un piccolo paese di provincia italiana? Mio figlio avrà avuto un insegnamento dal suo fallimento, ma questa scuola, pur essa fallimentare nel suo approccio educativo, cosa ha appreso? Mi auguro che non ci siano nel futuro altri Viktor, io per il momento TOLGO IL DISTURBO.

Comunicato stampa Luigi Guglielmo

2 commenti

  1. E ci mancava la storia del presunto razzismo a scuola…
    Anziché lamentarsi sul blog, perché non denunciate l’ insegnante con prove certe??

    "Mi piace"

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