Ho seguito con grande interesse l’incontro foggiano con Federico Cafiero De Raho, procuratore nazionale antimafia, Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, col prefetto di Foggia Carmine Esposito, i procuratori Roberto Rossi, Antonio Laronga e Ludovico Vaccaro e il sostituto procuratore della DDA Giuseppe Gatti.

È il tempo di parlare e di parlarsi. Di discorrere di mafia, che è un fenomeno visibile e purtroppo esistente e concreto.

Parlare di mafia significa iniziare a collaborare, ad interagire ed è bello che questo avvenga in un’aula universitaria, dove si formano le coscienze, ma soprattutto dove si forgiano i professionisti di domani.

Non ci si deve limitare a parlare. Occorre una coscienza collettiva. Si deve agire, a partire dal mondo imprenditoriale, per giungere all’ultimo dei cittadini.

Serve un cambiamento culturale, bisogna abbandonare ogni logica di compromesso, offrire opportunità ai giovani, rigenerare il tessuto economico e sociale di una provincia ‘difficile’ come quella di Foggia.

Ho grande fiducia nelle istituzioni, ma serve una sinergia con cittadini, dirigenti, politici. La mafia non è solo quella che spara, che commette attentati. La mafia è quella che prende decisioni, che sottomette le pubbliche amministrazioni, che contribuisce a creare un tessuto sociale distruttivo, che senza una sinergia concreta non potrà mai tornare sulla retta via.

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