Cultura

Giorgia Deidda racconta il suo “Sillabario Senza Condono”

Avete presente la generazione rappresentata dai giovani d’oggi, quella ossessionata solo dalla tecnologia, che vive la propria vita quasi unicamente tramite i social? Beh, ora cancellate per un attimo questo preconcetto dalle vostre menti, vi condurrò in punta di piedi nel mondo di una giovane poetessa ortese, di origini sarde, una ragazza che, seppur usa i canali social per la divulgazione dei propri lavori, vi posso assicurare nulla a che vedere con la sfrontatezza che a volte contraddistingue la sua giovane età. Giorgia Deidda di 26 anni, vive ad Orta Nova, studia a Foggia Lingue e culture moderne, ed è al suo secondo libro di poesie, definisce il tipo di scrittura da lei utilizzato confessionale, predilige cioè tematiche intimiste con l’obbiettivo di esplorare le dinamiche psicologiche dell’autore stesso; non a caso le scrittrici a cui si ispira sono Sylvia Plath ed Amelia Rosselli. In una lunga telefonata – intervista, Giorgia, quasi sottovoce ma come un fiume in piena, si racconta  aprendosi ad un dialogo e non ad un semplice e freddo questionario di domande, facendo denotare, anche, di avere propensione all’ascolto del vissuto altrui. Ragazza dall’animo gentile e dalla scrittura a tratti enigmatica, mi rivela di aver  scritto la sua prima poesia a 13 anni, rapita dalle opere di Montale, scegliendo come veicolo l’inchiostro, per riportare le proprie emozioni su carta. Il suo ultimo libro “Sillabario Senza Condono” è una raccolta di poesie edito da PlaceBook Publishing, raccolta dedicata al suo compagno Gabriele Galloni, anch’egli giovane poeta promettente, scomparso prematuramente lo scorso settembre e con il quale Giorgia ha avuto anche uno scambio epistolare molto prolifico, capace di ispirarla in modo prorompente. Il significato del libro và ricercato nell’etimologia delle parole che formano il titolo dello stesso, Giorgia infatti spiega che la parola “Sillabario” descrive lo stato interiore di rimanere bambina, mentre “Senza Condono” cioè macchiata da colpa, senza perdono, una sorta di catarsi attraverso la quale la scrittura, appunto, assolve il compito di purificazione, annullamento delle colpe, sacrificio; la poesia viene intesa come strumento per liberarsi dalle proprie colpe e come modo per canalizzare i sentimenti. La giovane poetessa sente di far parte di quei poeti bugiardi, cioè che mediante l’espressionismo, corrente che indica la propensione dell’artista a tendere ad esaltare il lato emotivo della realtà rispetto a quello percepibile oggettivamente, esaspera e attraverso la trasmutazione ribalta l’essenza in modo talvolta picassiano.

Giorgia, inoltre, possedendo un’anima artistica a tutto tondo, predilige passare il proprio tempo libero suonando il pianoforte o cantando, non disdegna anche l’arte della pittura e per il futuro spera di poter far conciliare la scrittura con la passione per la musica e farne un unico progetto, oltre che avere come prossimo traguardo la pubblicazione del suo terzo libro di poesie, già in stesura. Giorgia mi parla, anche, della malinconia tenebrosa e maestosa che accompagna ogni sua composizione, dell’intimità insita in ogni suo racconto poetico, biografia del proprio vissuto e salutandomi, mi regala una frase contenuta in una  poesia del suo ultimo libro: “E mi riempirò di nero per guardare meglio l’accecante luce vibrante, un riflesso da contrada, dove si vede l’oasi del deserto e le piante maestose mi faranno da sfondo mentre inizio il mio percorso da vivente. “La spiegazione di tale passo è : “Scivoleró nella difficoltà, nel buio, per vedere ancora di più la luce, tra le strade, libera, dove scorgo la speranza e avrò aria pulita che mi circonderà, mentre inizio a vivere”. Giorgia Deidda, una ragazza che, con tenacia e determinazione, intraprende la strada del viscerale abbandono alle emozioni, sensazione del vivere doloroso, avvolgendosi al proprio essere inquieti ed imperfetti, attraversa la vita con l’aiuto della poesia e si abbandona ad essa in un totale turbinio di malessere curativo. Certa che sentiró ancora parlare piacevolmente di lei e delle sue poesie, fiera che una giovane poetessa possa rappresentare con tanta enfasi la nostra comunità in ambito culturale,mi congedo da questa piacevole chiacchierata, con la consapevolezza di poterla risentire, avendo passioni su cui potersi ancora confrontare e da poter condividere assieme in un futuro non troppo lontano.

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