Attualità

La socialità da ritrovare, ed un futuro pieno di speranze per il mondo che verrà dopo il Covid

Ormai già da un po’ di settimane nel nostro paese, stiamo vivendo un’aria da nuovo periodo di lookdown. Innegabilmente si è assistito ad un innalzamento della curva dei contagi in Italia e in tutta Europa, ciò ha reso necessario adottare misure di contenimento sempre più restrittive. Tra polemiche e virologia spicciola, ognuno ha sentito il diritto di poter esprimere la propria opinione in merito alla questione da un sistema che sembra molto spesso prediligere, giustamente, la cautela verso quei comportamenti ritenuti irresponsabili ed imputati molto frequentemente alla popolazione più giovane del paese.

Ritengo che il virus, che oramai ci tiene sotto scacco da questa passata primavera, non sarà poi così facile da debellare e che, quindi, una consapevole convivenza, possa essere l’unica soluzione in grado di farci affrontare i mesi futuri, anche dal difficile lato psicologico che il nostro corpo si troverà nolente a dover superare. Dal punto di vista vista economico, la situazione si presenta ancor più problematica per molti esercenti messi di fronte a nuove restrizioni, che vanno ad gravare in modo a dir poco disastroso sulle finanze delle proprie attività. Dissapori alimentati dalle chiusure parziali o, in alcuni casi, totali di attività commerciali, hanno fatto sì che potesse prolificare un ‘ insofferenza e un ‘ ostilità ancor più dilagante in Italia, da parte degli esercenti che hanno trovato giusto dover manifestare il proprio disappunto verso quelle restrizioni che troppo tolgono spazio alla libertà personale di gestire le proprie attività come meglio si creda. Si sta assistendo inoltre, al collasso di una sanità, che in tempi non sospetti, è stata penalizzata, a discapito ora di una situazione che ad oggi appare ancor più drammatica di quanto ci si sarebbe potuti aspettare; terapie intensive insufficienti in alcune zone d’Italia, personale sanitario in numero minore di quello che servirebbe per dover affrontare un’emergenza che, certo, non era auspicabile in nessuna delle più nere previsioni e che, però, ci si sarebbe potuti aspettare in casi eccezionali, sanità comunque non abbastanza abilitata in tempi difficili come quelli in cui stiamo vivendo. Un paese messo in ginocchio da una pandemia globale che non accenna a dare fiato a una popolazione che troppo a lungo ha anteceduto i propri bisogni a svantaggio di quelli comuni. Tale situazione potrà lasciar spazio ad un po’ di speranza, unicamente nella risoluzione mediante la somministrazione di un vaccino che sembra ormai prossimo. Fin qui nulla di nuovo, nulla che ognuno di noi già non sapesse e non sarò certo io a dover dare la mia personale opinione in merito a questo maledetto virus, non essendo né virologa , dottoressa oppure economista , tanto ché la situazione è sotto gli occhi di tutti ed a nulla servono congetture che possano in un baleno far pensare di poter aiutare a risollevarci da una catastrofe mondiale, in qualsiasi aspetto la si possa analizzare, la crisi è sanitaria, innanzitutto, economica e racchiude in essa anche conseguentemente una crisi nelle relazioni sociali, affettiva e psicologica. A chi di voi, d’altronde non è mai capitato, di passare notti insonni affrontando una paura sconosciuta che ci proietta in un futuro incerto e, disarmati degli affetti, ritrovarsi a sognare ad occhi aperti di poter riabbracciare i propri cari e magari poter tornare a condurre la vita di sempre?

Riavere la nostra normalità, quella che troppo spesso abbiamo dato per scontato e che ci sembrava dovuta, noiosa a tratti, nella sua quotidianità scialba, l’unica priorità pensabile ora. Insolente e testarda è diventata, man mano che passano i mesi, la volontà di poter fare ciò che più ci pare, che ci contraddistingue nella nostra libertà di esseri umani, che fà di noi quelle persone capaci di saper ponderare da soli quale sia il bene e distinguerlo dal male, mentre ora tutto appare così confuso, come se tutti gli equilibri fossero stati sovvertiti da una forza più potente di qualsiasi volere umano, una forza che ci spinge unicamente verso un omologazione che sembra non appartenerci e che ci attrae a sé sul baratro della rassegnazione perenne ad una vita ristretta dei propri bisogni personali; badate bene che non faccio riferimento puramente a bisogni materiali, anch’essi importanti a tratti, per il benessere psicologico, ma un riferimento soprattutto alla vita affettiva che ci è stata privata, quella che riguarda il rapporto con i propri cari. Potrà apparire , la mia, una visione pessimistica e strettamente collegata alla sfera personale di ogni individuo ma in fondo, cosa siamo noi uomini senza il proprio saper esprimere empatia nei rapporti interpersonali nella vita quotidiana?

Inoltre trovo che la situazione peggiori notevolmente, se come riferimento a tutto ciò che ho appena mensionato, si relazioni la vita sociale dei nostri bambini, loro che assieme agli anziani sono la fascia più debole colpita, per diverse motivazioni s’intende, da questa crisi; i nostri bambini che iniziano ora ad affacciarsi ad una vita relazionale , con i propri piccoli ma grandi bisogni, saranno loro che maggiormente avranno ripercussioni future sulla sfera affettiva e subiranno di più il peso di un imposizione sui propri bisogni, aspetto troppo spesso sottovalutato da noi adulti. Privati di qualsiasi attività ludica da poter svolgere in compagnia, credo che per i bambini sia di notevole importanza il non privarli anche al diritto all’istruzione e di poter dare loro la possibilità di frequentare, in tutta sicurezza, quella scuola, che adesso rimane l’unico punto fermo, assieme alla famiglia, di un mondo fatto di piccole quotidianità, fondamentali per un sebben minimo appiglio alla realtà che dovrebbe far parte della vita di ogni bambino.

Ammorbati ogni giorno da tante preoccupazioni, di salute, economiche ed affettive, ci accingiamo a festeggiare le festività natalizie, con un barlume di speranza verso il nostro futuro prossimo, e con la preghiera che le terapie intensive si possano svuotare sempre più e la curva dei contagi possa congelarsi, per poi scendere in picchiata, volgiamo lo sguardo al cielo, lo stesso che sembra averci abbandonato, quello che oggi sembra così grigio e, fiduciosi, aneliamo quella felicità che ci è stata sottratta così ingiustamente e all’improvviso.

Ricorderemo, un giorno, quanto ci siamo sentiti smarriti, ognuno perso nel proprio oblio personale ed impressa nella memoria avremo quella sensazione di inerzia e quest’orrenda esperienza ci sembrerà così lontana benché ci avrà aiutati ad essere persone migliori, persone che hanno imparato che la vita è così tanto breve e piena di insidie, troppo fuori dal proprio controllo, un dono da scartare ogni giorno con emozione e senza dare mai nulla per scontato, con la consapevolezza di essere seppur artefici del proprio futuro, in balia degli eventi. Mai come ora, saremo più spaventati e più combattivi, lottando con le unghie e con i denti per un futuro più roseo, soprattutto per i nostri figli, insegnandogli che da un buio così opprimente si può uscire per continuare a sognare, lo avremo imparato assieme, fianco a fianco e sarà l’insegnamento che ci accompagnerà per il resto della nostra vita, indelebile nelle nostre menti.

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